ANNO 16 n° 273
L'assessore Giacomo Barelli
Salvate il soldato
Barelli, almeno per ora
>>>>>>di Codadilupo<<<<<<

VITERBO - E sì, è proprio vero! Nella vita può davvero capitare di tutto. Anche a una vecchia e spelacchiata Codadilupo come me. Infatti eccomi qui, proprio adesso che ero convinto di potermi godere il fresco dei Cimini, a fare una cosa che non avrei mai creduto possibile: difendere, per quel che conta il mio parere, l'assessore alla Cultura di Palazzo dei Priori Giacomo Barelli, vivaviterbechilo e caffeinomane.

Barelli è finito nel bel mezzo di un fuoco di sbarramento senza precedenti su un argomento, il teatro romano di Ferento, del quale ai viterbesi non frega un fico secco. Chi avesse qualche dubbio in proposito interpelli il suo predecessore della rive droite e si faccia raccontare dal buon Enrico Maria Contardo come è finita la raccolta fondi da lui organizzata per ripulire l'area archeologica di Ferento (di proprietà privata come il Parco dei Mostri di Bomarzo e l'antica città etrusco-romana di Faleri Novi) nell'imminenza della stagione teatrale 2012. Vi dirà che le offerte sono state così misere da non coprire nemmeno le spese per la promozione della sottoscrizione.

È pur vero che il Barelli, in due mesi d'assessorato, ha fatto sfoggio di un'innata propensione al suicidio politico-amministrativo, infilandosi in una sequela di imbarazzanti situazioni. Tuttavia, parlando dei suoi propositi futuri, ha usato il verbo ''selezionare'' e il sostantivo ''qualità''. In realtà sono lo stesso verbo e lo stesso sostantivo che, al momento della nomina, sono stati promessi da tutti gli assessori alla coltura. Provinciali o comunali che fossero. Ma che nessuno ha poi avuto la capacità o la forza di applicare. Anche perché a qualcuno è stato letteralmente impedito dai colleghi di giunta.

Perché? Semplice! I contributi alle associazioni culturali o sedicenti tali sono un bacino clientelare inesauribile. E anche se proponessero le corse delle lumache in salita o convegni sul nulla, qualcosa gli va dato. Questa vecchia e spelacchiata Codadilupo ha seguito convegni costosissimi, con tanto di pranzo, con più relatori che partecipanti. Se vi venisse il desiderio di saperne di più, venite sui miei monti e cercatemi. Vi documenterò tutto.

La politica, si fa per dire, del ''poco ma a tutti'', in tempi di ristrettezze economiche che dureranno ancora a lungo, sta seminando una serie di vittime, in primo luogo la qualità. Organizzare eventi di livello costa caro. Molto caro. Quindi non c'è e non può più esserci spazio per iniziative, pur lodevoli, che non rispondano a precisi criteri di qualità, d'interesse e anche di promozione del territorio.

Italo Leali, ''inventore'' e direttore artistico di Tuscia in Jasz, evento di certificata qualità, quindi da salvaguardare e perpetuare, nella sua recente polemica con Barelli si è domandato: ''Chi decide come spendere i soldi pubblici?''. Decide Barelli, caro Leali. È lì apposta. Altrimenti a che serve l'assessore alla Cultura? E lui che deve scegliere e assumersi la responsabilità delle scelte compiute. E' il potere che gli attribuisce la legge e la logica. E proprio a Ferento, nonostante le gaffe, ha scelto al meglio. 

Orbene, non so perché, ma avverto la sensazione che Barelli, nonostante la partenza stentata, saprà concretizzare il verbo selezionare e il sostantivo qualità. Ci riuscirà perché è l'unico modo che ha a disposizione per dare un senso alla sua esperienza amministrativa. Ci riuscirà perché lo impongono i tempi di vacche magre. Ci riuscirà perché sa che il sindaco Leonardo Michelini non esiterebbe a destituirlo qualora non lo facesse.

Non resta quindi che aspettare e sperare. Intanto, salviamo il soldato Berelli, per ora. Se poi anche per lui la strada dell'inferno dovesse rivelarsi lastricata di buone intenzioni, che vada pure al diavolo.




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