ANNO 16 n° 274
Roma nasconde la monnezza sotto il tappeto dei viterbesi

di Massimiliano Morelli

 

L’incapacità di gestire Roma porta le altre provincie del Lazio a pagare dazio. La questione rifiuti ne è classico esempio, nella capitale la raccolta differenziata si è rivelata un flop, si ferma al 45% facendo sfumare quell’idea del 70% promesso ai capitolini in fase di campagna elettorale. Ma invece di scrivere “scusate cittadini”, dal Campidoglio fanno sapere che “Roma è in linea con le altri capitali europee”. Come a dire “mal comune mezzo gaudio”, ovvero il principio del dito puntato contro gli altri. Come a rovesciare parole, fatti, cose. Perché se uno studente prende 4 a un compito in classe dovrebbe farsi un esame di coscienza invece di confrontarsi con altri somari come lui. Così, evaporata l’enfasi del “saremo una città pulita!”, Roma va a chiedere aiuto alla Regione e questa mette in mezzo Viterbo, così per altre due settimane la “monnezza” sbarcherà nella Città dei Papi. Altre duecento tonnellate al giorno, e – per parafrasare Totò - Viterbo paga. Il colmo resta comunque un altro, basta passeggiare per le vie della capitale per rendersi conto che il problema è senza fine, i cassonetti strabordano di rifiuti, le buste di plastica si accatastano alle pendici dei cassonetti stessi (costati 800 euro l’uno al Comune di Roma) e la campagna elettorale va avanti. Fra nuove promesse e il maleodorante tanfo della monnezza.




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