

VITERBO – Era la fine di maggio del 2011 quando un incendio devastò l'appartamento in via Rasetti dove quella mattina si trovavano Linda Sganappa (86 anni)che perse la vita, il nipotino M. R. disabile di appena 10 anni, salvo per miracolo e il cane del ragazzino, morto anch'esso per le esalazioni dell'incendio.
Ieri sono stati ascoltati in tribunale gli operatori che intervennero e chi effettuò i sopralluoghi nei giorni successivi per cercare di capire da dove fosse scaturito l'incendio. I testi hanno ripercorso quei momenti e risposto alle domande del pm e della difesa. Il primo a parlare è stato S. C. intervenuto sul posto perché ''eravamo in servizio di vigilanza quella mattina, abbiamo visto una colonna di fumo levarsi da via Rasetti e ci siamo precipitati sul luogo, insieme a me c'erano due colleghi. Appena arrivati abbiamo visto che il fumo proveniva da una abitazione al piano terra di proprietà di D. B. e I. R. abbiamo cominciato a suonare al citofono di tutti i condomini per farli uscire visto che il fumo era denso, aveva invaso l'androne del palazzo e la tromba delle scale. Sono stati proprio i condomini a dirci che nell'appartamento dove si era sviluppato l'incendio c'erano la nonna e il nipotino, io sono rimasto fino alla fine dell'intervento dei vigili del fuoco che, dopo aver portato fuori la signora e il bambino hanno continuato le ricerche e alla fine un pompiere è uscito con il cadavere del cane''.
A seguire il giudice Silvia Mattei ha ascoltato il racconto di M. P. della polizia di stato che ha effettuato il sequestro dell'immobile: ''Quel giorno ho proceduto solo al sequestro dell'abitazione, poi due giorni dopo mi sono recato con l'ingegnere per effettuare un sopralluogo, era chiaro che il fuoco si era sviluppato dal porticato che era delimitato da una vetrata che era andata in frantumi per il calore. Io accompagnavo l'ingegnere che doveva fare i rilievi del caso e fece sequestrare la cucina da incasso e il frigo, mi ricordo che c'era una bombola, ma non ricordo se il tubo che univa la bombola alla cucina avesse qualche scritta o altro, non ricordo altro ma c'erano evidenti segni di bruciatura alle pareti''.
Infine è stata la volta di S. V. della polizia locale di Viterbo che si occupò dei rilievi urbanistici dell'immobile: ''Insieme a L. C. tecnico comunale, abbiamo effettuato un sopralluogo nell'appartamento circa una settimana dopo l'evento, si notava che l'incendio era divampato dalla veranda-soggiorno che dava sul giardino; ho visto una bombola di gas e un tubo ma non ricordo altro. Eravamo lì principalmente per i dati urbanistici, la casa prima era un ufficio, ma era stata condonata come abitazione dall'agenzia e mancava il titolo di utilizzo della veranda''.
Elementi che gli inquirenti analizzeranno per chiarire come sia scoppiato l'incendio e soprattutto se ci sono state responsabilità da parte dei proprietari dell'immobile, intanto l'udienza è stata rinviata al 5 maggio del 2017 e in quella occasione, saranno ascoltati i periti, i tecnici e gli ingegneri che effettuarono i sopralluoghi dopo il rogo.