ANNO 16 n° 272
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Rizzello: ''Congresso regionale, il Pd deve ricominciare dai territori''
Oggi alle terme Salus l'iniziativa con Claudio Mancini candidato segretario

di Monica Di Lecce

VITERBO – La macchina organizzativa si è messa in moto. Archiviata per ora la bega interna sul numero dei seggi da allestire, e salvo intoppi, sabato 1° si svolgeranno le primarie del Pd nel Lazio per eleggere il segretario e l’assemblea regionali. Tre i candidati a segretario: Claudio Mancini (renziano, sostenuto dai fioroniani), Bruno Astorre (zingarettiano, portato dai panunziani) e Andrea Alemanni.

Claudio Mancini, in particolare, oggi pomeriggio sarà a Viterbo. Alle 17.30 le due liste che lo sostengono,  ''Avanti, Insieme'' e ''Diritti e Partecipazione'' terranno un incontro alle Terme Salus. ''Diritti e partecipazione'', nello specifico, vede candidati Antonio Rizzello, vicesegretario dell’unione comunale del Pd capolista, Maria Laura Santi, Giorgio Melani, Maria Cristina Rosa, Michele Bassanelli, Lara Mazzuoli, Alessandro Gregori, Romina Proietti, Leonardo Zannini, Margherita Romano, Dore Gianfranco, riconducibili all’area facente capo all’ex segretario provinciale, Andrea Egidi.

Antonio Rizzello, il Pd torna a presentarsi agli elettori dopo le ultime batoste elettorali delle politiche e delle amministrative, che cosa vi aspettate dalle primarie?

''Una grande affluenza di gente, di popolo che dimostri che dopo la sconfitta elettorale il Pd c’è, è un partito all’opposizione più forte e che lavorerà per tornare ad amministrare. Nel Lazio è più semplice: il Pd ha vinto le elezioni regionali con Zingaretti e quindi è più in salute''.

Vi presentate al congresso regionale con tre candidati a segretario e, anche in questi giorni abbiamo visto, le tensioni non sono mancate. Non pensate che questo possa allontanare l’elettore?

''Non accetto la chiave di lettura che più candidati siano sinonimo di debolezza. Il Pd, l’unico partito in Italia, si è sempre caratterizzato per la partecipazione democratica e per il confronto libero tra le diverse tesi congressuali. Pur nelle differenze, tutti e tre i candidati parlano di rilancio dell’unità del partito. Mancini parla di “linea che unisce’’ intesa come capacità di un partito di confrontarsi, di sapersi confrontare anche su posizioni politiche differenti.

Per questo auspico un’affluenza più alta possibile. Storicamente il Pd ha vissuto momenti di difficoltà ma si è caratterizzato anche per i momenti di partecipazione. Confido, quindi, in una partecipazione alta e convinta''.

Lei ha parlato di rilancio dell’unità del partito, un partito che è in cerca del cambiamento. Da dove dovrebbe arrivare secondo lei il cambiamento?

''Ho scelto di sostenere Claudio Mancini perché ha una visione di partito che non è autoreferenziale e che si chiude in una stanza, ma si apre ai territori. Fa una scelta di campo rispetto alla centralità del partito. Dispiace che in questa campagna, al di là delle tesi congressuali, siano mancati i contenuti locali. Non ho sentito parlare nessuno dei grandi temi che interessano la Tuscia come quello delle infrastrutture a cominciare dai collegamenti ferroviari con Roma, o della Trasversale.

Vorrei un Pd che, anche a livello regionale, si faccia carico delle questioni relative ai nostri territorio. Considerando che le primarie sono un appuntamento aperto alla gente e non solo agli iscritti del Partito democratico, mi sarei aspettato un maggiore coinvolgimento della gente. Vogliamo che il Pd nel territorio porti avanti un discorso di questo tipo, legato ai contenuti e al confronto più che alla figura del candidato''.

Lei muove questa critica, ma è lei stesso candidato insieme ad altri riconducibili a una precisa corrente del Pd viterbese facente capo ad Andre Egidi

''Abbiamo fatto una scelta precisa presentando una lista autonoma, una lista legata all’esigenza di dare un quid pluris. Nella composizione della lista sono state scelte persone provenienti dai territori e che, tranne me, non hanno mai svolto ruoli di prima linea nella dirigenza Pd a livello provinciale. Persone che guardano più al territorio che al legame correntizio. Abbiamo fatto una scelta di coerenza rispetto al percorso intrapreso da oltre un anno a questa parte prima con i congressi locali e poi con le Regionali''.

Che cosa succederà il 2 dicembre?

''Il 2 dicembre il Pd avrà il nuovo segretario regionale se uno dei tre candidati avrà raggiunto il 51 per cento o verrà convocata l’assemblea regionale qualora nessuno abbia raggiunto il quorum. Il mio auspicio è che Claudio Mancini sia eletto segretario regionale non per una scelta di corrente ma perché credo che per storia, stima ed esperienza, farà bene al Pd regionale, saprà guardare al futuro e guidare il partito democratico agli appuntamenti elettorali futuri''.




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