

VITERBO – Un piano per proteggere e valorizzare la riserva di Monte Casoli, a Bomarzo, ma anche l’occasione per riaprire il confronto sul futuro delle aree naturali gestite dalla Provincia. Il Consiglio provinciale ha adottato all’unanimità il Piano e regolamento della riserva. Dopo il voto si aprirà una fase di 60 giorni per la pubblicazione e la presentazione di eventuali osservazioni.

A ricostruire l’iter è stato Di Sorte: la procedura è iniziata nel 2018, quando la Provincia ha partecipato a un bando regionale per finanziare i piani di sviluppo delle riserve. Nel 2019 l’ente è risultato vincitore e ha ottenuto 39mila euro; nel 2022 la Regione ha espresso parere favorevole. Il piano analizza le caratteristiche naturalistiche dell’area, dalle acque alla fauna e alla flora, e prevede perimetrazione e zonizzazione, individuando aree per diverse attività e zone interessate da dissesto idrogeologico. Indica inoltre possibili finanziamenti e iniziative legate alla filiera corta.
Nella riserva ricade anche il Parco dei Mostri, per circa il 99% di proprietà pubblica. Di Sorte ha sottolineato che l’approvazione del piano potrà consentire di accedere a nuove risorse e ha proposto di coinvolgere un partner internazionale per studiare i rischi per il parco. «A inizio Duemila si parlava del parco pensando che non si potesse fare più niente. Oggi non è più così: queste aree sono fonti di vita e di investimento». Poi l’allarme: «Il rischio è che tra vent’anni un pezzo cada».
Il nodo delle risorse per le riserve
Dal dibattito è emersa anche la necessità di rilanciare le altre aree naturali. Alvaro Ricci ha indicato l’Arcionello come una priorità, proponendo di riprendere il piano d’assetto e costruire una sinergia tra pubblico e privato. Grancini ha invitato a ripartire dalle riserve per valorizzare il turismo lento.
Il presidente della Provincia Romoli ha ricordato che l’ente gestisce tre riserve per conto della Regione e riceve complessivamente tra 20 e 30mila euro l’anno: «Con queste risorse non riusciamo a garantire neanche la tutela minima. Sono riserve che oggi non hanno nemmeno un direttore». Per l’Arcionello, ha aggiunto, la Provincia ha finanziato attività di bonifica con risorse proprie. «Senza risorse adeguate, i buoni propositi rimangono tali».