ANNO 16 n° 273
Riparte il processo al presunto piromane
In aula sfilano i testimoni, la difesa: ''Cominciamo a dare una chiave di lettura diversa agli eventi''

VITERBO - Con l'audizione di alcuni testimoni, tra cui il carabiniere che ha dato il via alle indagini, è proseguito ieri il processo a carico di Danilo Camilli, il 41enne di Vetralla, arrestato nel 2017 per incendio boschivo. Per l'accusa sarebbe lui il piromane che tra il 23 giugno e il 22 agosto 2017 appiccò 14 incendi.

Ieri si è tornati in aula e alcuni testimoni hanno dichiarato di aver visto l’imputato accorso sul luogo degli incendi come loro. Nel corso dell’udienza è emerso che in quel periodo si cercava un uomo con pick-up di cui si aveva anche la targa. Mezzo che non è di proprietà di Camilli.

Nell'udienza avrebbe dovuto testimoniare anche il carabiniere forestale che installò il gps sull'auto dell'imputato per monitorare i suoi spostamenti, ma per una eccezione sollevata dalla difesa di Camilli, l'udienza è stata aggiornata.

''Dalle prime risultanze istruttorie - dice l’avvocato Samuele De Santis, difensore dell’imputato - Camilli sembrerebbe al più una persona interessata all’evento incendio ma assolutamente non individuabile come l’artefice in quanto i primi incendi riscontrati avevano a che fare con gli appezzamenti di terreno vicino alla sua abitazione e nel primo incendio l’unico danneggiato è stato proprio Camilli che ha subito la rottura dei vetri di casa. Sarebbe il primo piromane a dare fuoco a casa propria con se stesso all’interno''. L’avvocato De Santis sostiene quini l’estraneità del suo assistito e sottolinea che ''abbiamo dato prova di come sono state fatte le indagini e di come in quel periodo c’era la necessità di un capro espiatorio e in questo meccanismo, soprattutto mediatico, c’è andato di mezzo il mio assistito. Aspettiamo serenamente la chiusura dell’istruttoria confidando nel fatto che già da oggi cominciamo a dare una luce diversa agli eventi''.




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