ANNO 16 n° 274
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Riforma costituzionale e legge elettorale
Due secchi no dal centrodestra unito

VITERBO - ''C’è chi dice no''. Il fronte degli oppositori della Tuscia al referendum costituzionale si ritrova alle Terme dei Papi. L’occasione è il convegno organizzato dal consigliere regionale di Cuoritaliani Daniele Sabatini sul combinato disposto referendum costituzionale - riforma elettorale. Il 4 dicembre si vota sulla riforma Renzi – Boschi che va a modificare la Costituzione. E c’è necessità di sapere e informarsi: probabilmente è per questo motivo che la sala convegni delle Terme dei Papi è gremita. La platea ascolta gli interventi dei senatori Andrea Augello e Gaetano Quagliariello, la telefonata di Nunzia De Girolamo, dell’ex europarlamentare Roberta Angelilli, del giornalista Luca Telese e dei responsabili dei comitati del no della provincia di Viterbo Fabrizio Fortini e Andrea Stefano Marini Balestra. Ad ascoltarli ci sono anche tanti esponenti del centrodestra viterbese: da Marini a Sberna, da Santucci a Bartolacci fino a Cianti, Contardo, Moltoni, Micci e Allegrini. Il fronte di chi si oppone al referendum vuole alzare la voce e lo fa anche curando i piccoli dettagli: accanto alla sala convegni c’è un’area dedicata ai bambini, sulle sedie ci sono le copie del giornale di Maurizio Belpietro ''La Verità'' e quel motivo di Vasco Rossi che viene riproposto con ossessione. Perché il tema è il no al referendum e alla riforma elettorale e soprattutto il no a Renzi e alle sue scelte di governo.

Tocca a Daniele Sabatini (che, una volta tanto, è riuscito a riunire il centrodestra viterbese: non succedeva da tempo) introdurre il convegno e moderare gli interventi: ''Si tratta di una riforma iniqua, dannosa, pasticciata e pericolosa. Non incide sull’assetto politico del Paese e tra gli effetti c’è l’impatto importante dal punto di vista giudiziario: in sostanza crea un deficit democratico anche sulla vita del sistema-giustizia del Paese. E poi non va dimenticato che Renzi con la personalizzazione della riforma ha diviso gli elettori creando una frattura profonda tra gli italiani''. Rincara la dose Nunzia De Girolamo, in collegamento telefonico (doveva essere presente, ma è a Milano per impegni elettorali): ''Abbiamo il dovere di votare no a questa riforma che nasce per dividere il Paese. Se passa l’Italia diventa la Repubblica dell’uomo solo al comando senza governabilità e stabilità. La sinistra fa tanti slogan che però non hanno un riscontro nella realtà: non c’è riduzione dei costi perché il Senato resta e con esso tutti i suoi meccanismi di funzionamento e il risparmio reale è di solo 56 milioni. Insomma il nostro no è sia nel merito che nel metodo''.

Se Roberta Angelilli e Andrea Augello parlano di riforma inutile, fatta di corsa, piena di bugie, antidemocratica e inutilmente divisiva, Luca Telese pone l’accento sul lato dell’informazione. Lui, che è un giornalista, non riesce a tacere ''sulla scelta di Renzi di monopolizzare l’informazione. Per la prima volta si è assistito alla rimozione di tre direttori di telegiornale: una mossa che fa rimpiangere la vecchia Dc. La battaglia sul referendum è una battaglia informativa: se la gente inizia a pensare con la propria testa non c’è partita''.

Tocca a Gaetano Quagliariello tirare le fila del discorso: ''La decisione di riformare la Costituzione è partita nel 2013 quando dalle urne uscì un paese spaccato e diviso su tre poli. C’era l’esigenza di riscrivere le regole del gioco, modernizzare le istituzioni e dare coesione. Poi è arrivato Renzi e ha cambiato tutto. Gli obiettivi della riforma erano inizialmente semplificare il bicameralismo, risolvere i problemi tra Stato e Regioni e dare stabilità ai governi. Nulla di tutto questo è stato fatto. Renzi che dice di essere un padre costituente si esprime nei confronti delle minoranze con termini del tipo 'Li asfalteremo con il lanciafiamme’. E il Senato disegnato dalla riforma sarà composto da eletti dai partiti. E voi pensate che ad esempio un senatore grillino nominato da Zingaretti voterà secondo quanto gli dice il governatore oppure seguendo la linea del suo partito?”. Risuonano le note del must di Vasco Rossi: anche nella Tuscia c’è chi dice no.

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