ANNO 16 n° 272
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Riciclaggio di auto da 6 milioni euro
Smantellato dalla Polstrada sodalizio criminale con base logistica nel capoluogo

di Alessia Serangeli

VITERBO – Sedici arresti, undici indagati e oltre un anno di indagini. Questo, in breve sintesi, il bilancio dell’operazione denominata “The River”; la stessa con cui gli uomini della Polizia stradale, coordinati dal sostituto Massimiliano Siddi, hanno sgominato un sodalizio criminale specializzato nei riciclaggio internazionale di auto di grossa cilindrata. Un affaire milionario che assicurava ai membri dell’organizzazione di intascare notevoli guadagni, tanto da diventare la loro esclusiva professione (professione per modo di dire). 

Basti pensare che, soltanto le venticinque vetture recuperate e sequestrate, hanno un valore commerciale di almeno un milione di euro. “Considerato che l’attività illecita andava avanti da almeno due anni – ha sottolineato il comandante della Stradale, Federico Zaccaria, in sede di conferenza stampa – riteniamo che siano stati immessi sul mercato veicoli per circa sei milioni di euro”. 

L’avvio delle indagini e il modus operandi del sodalizio. Agosto 2011. Tutto inizia da un sequestro d’iniziativa (sulla scorta, evidentemente, di input “qualificati”). E, riuscire a risalire al macchinoso sistema messo a punto dalla collaudatissima organizzazione criminale non è stato affatto facile perché, quando venivano piazzate sul mercato, le auto avevano già tutte le autorizzazioni necessarie per circolare regolarmente in mezza Europa.

“Gli indagati vantavano esperienza criminale nel settore ed una profonda conoscenza delle procedure da seguire per la nazionalizzazione dei veicoli provenienti dall’estero”, ha sottolineato il pm Siddi, presente alla conferenza di ieri mattina. 

“Al noleggio delle auto – ha aggiunto il comandante Zaccaria – provvedevano i corrieri che, da Fiumicino o Ciampino, raggiungevano Germania, Belgio, Spagna e Francia”. E, da qui, si recavano all’indirizzo delle più note società di autonoleggio (Hertz, Maggiore, Europcar, Avis e Sixt) per stipulare regolari contratti con cui entrare in possesso delle auto. Sempre, o quasi, di grossa cilindrata. Quindi il viaggio di ritorno. Stavolta in autostrada, con tanto di vettura-vedetta a precedere quella importata per segnalare eventuali posti di blocco da parte forze dell’ordine. 

Tra le destinazioni più in voga per la commercializzazione dei veicoli: Roma, Napoli ed Agrigento. (Tant’è che tra i membri del sodalizio spiccano personaggi della malavita campana e siciliana). In alcuni casi il tragitto era inverso: le auto venivano noleggiate in Italia (Roma, Bologna e Bari principalmente) e poi trasferite, oltre che in Germania, nei paese dell’Est europeo: Romania e Bulgaria. Il tutto (of course) con il necessario supporto logistico: prenotazione on line dei biglietti aerei e ricariche di carte di credito per sostenere le spese. 

Come avveniva la regolarizzazione dei veicoli nel nostro Paese? È presto detto: libretti e targhe originali venivano fatte sparire e sostituite con carte di circolazione perfettamente contraffatte o, meglio ancora, rubate in bianco. Il passo successivo era la cancellazione del telaio originale e la conseguente apposizione di un altro, diverso ma riconducibile ad un veicolo dello stesso tipo in circolazione in un Paese diverso. L’auto “taroccata”, diventata un clone di quella originale, era pronta per essere “nazionalizzata” attraverso l’ultimo step: libretto e targa italiana, rilasciati dalla Motorizzazione civile o, in alcuni casi, da agenzie di pratiche auto. (I titolari delle quali, adesso, sono finiti sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti. “Si sospetta – hanno ammesso – un coinvolgimento nell’associazione a delinquere”). 

La base logistica del sodalizio e gli arresti. “Quella appena conclusa rappresenta una delle più impegnative ed articolare operazioni di polizia giudiziaria che sia mai stata condotta nel Lazio in materia di riciclaggio internazionale di veicoli”. Così il comandante Zaccaria. “In totale – ha aggiunto - sono undici le persone indagate, mentre dodici gli arrestati”. Tutti – all’appello ne manca uno latitante in Bulgaria – già raggiunti dalle ordinanze di custodia cautelare in carcere spiccate dalla Procura di Viterbo (il gip è Francesco Rigato) per associazione a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita e al riciclaggio internazionale di veicoli. Sei i membri dell’organizzazione rintracciati in Italia, tra Roma, Napoli e Viterbo. 

Tra questi, il capo. Si tratta di V.F., 39 anni, originario della provincia di Brindisi, residente in quel di Bagnoregio ma, di fatto, domiciliato nel capoluogo della Tuscia, dove è stato ammanettato. Non era in casa, ma alla guida – guarda il caso – di una fuoriserie noleggiata all’estero. A spasso col boss, la compagna: M.C., 33 anni romena. “Dalle intercettazioni telefoniche – ha detto Zaccaria - è emerso che tra i due, dopo anni di attività delinquenziale a stretto contatto, era nata una stabile relazione affettiva”. Grazie alla quale la straniera aveva ormai assunto uno status all’interno dell’organizzazione. “In diverse occasioni era stata proprio lei a selezionare i corrieri cui affidare il trasporto delle auto in Italia”. 

Ed era proprio l’abitazione della coppia il “covo” della banda, utilizzata sia come punto di incontro sia come deposito dei veicoli da riciclare in attesa del successivo smistamento. 

A finire in carcere anche il fratello del 39enne, A.F.: suoi i compiti di organizzare i viaggi aerei all’estero dei corrieri e i trasferimenti delle vetture. Mentre i due uomini sono stati associati a Mammagialla, la donna è rinchiusa nella casa circondariale di Civitavecchia. 

Tra gli altri personaggi di spicco del clan spicca poi A.G., 40 anni, residente ad Agrigento e gravato da precedenti per associazione di stampo mafioso e droga; è considerato il tramite con l’ambiente campano. Anche T.P., 40 anni, originario de L’Aquila ma domiciliato in Germania, ha precedenti specifici ed era già monitorato dalla polizia tedesca. 

“La dimensione internazionale del traffico di veicoli e la notevole mobilità dei soggetti implicati – ha concluso il comandante Zaccaria – hanno reso necessario il ricorso all’Interpol e la collaborazione con le polizie di Romania, Bulgaria e Germania; ma anche dei colleghi di Roma, Napoli, Cosenza, Isernia, L’Aquila ed Agrigento. Fondamentale per portare a termine le indagini l’uso delle più moderne tecnologie di investigazioni, quali intercettazioni e tracciature dei telefoni cellulari in uso agli indagati, e sistemi gps per la rilevazione della posizione dei veicoli”. 

A sottolineare la proficua collaborazione con gli organi di polizia dell’Unione Europea è stato il dottor Siddi, esprimendo apprezzamento per “la capacità tecnica e la competenza non comune in materia di riciclaggio” dimostrata dagli uomini della Stradale.

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