ANNO 16 n° 275
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''Riaprire ex Terme
Inps per far crescere
il territorio''
La proposta presentata dal Pd

 

In Italia c’erano cinque stabilenti termali gestiti dall’Inps. Quattro, dopo la dismissione e la chiusura da parte dell’istituto sono stati riaperti, sono fonte di reddito e di lavoro, uno solo, quello di Viterbo, che peraltro era il più grande, attrezzato e apprezzato, è ancora chiuso. E’ quanto hanno denunciato oggi, nel corso di una conferenza stampa, i vertici viterbesi del Pd, riuniti sono un gazebo proprio davanti allo stabilimento termale abbandonato.

La proposta-sfida lanciata da Ugo Sposetti, Giuseppe Parroncini e Alvaro Ricci è tanto suggestiva quanto improbabile: “Aprire il cantiere per il recupero del l’impianto entro il 2011”, cioè entro i prossimi sei mesi scarsi.

Ricci ha ricordato che dal 2009, quando la giunta regionale guidata da Piero Marrazzo deliberò la cessione del 50% della proprietà al Comune di Viterbo, mantenendo alla Regione l’altro 50%, sono trascorsi tre anni senza che sia stato compiuto alcun atto conseguente. Ricci ha poi ricordato che “nel 2003, lo stabilimento fu valutato intorno ai quattro milioni di euro, ma è evidente che il degrado e l’abbandono hanno fatto notevolmente diminuire il prezzo. Comune e Regione, invece di intervenire, hanno intrapreso un contenzioso giudiziario in sede civile che potrebbe durare ancora anni”.

“Nel 2008, quando fui candidato a sindaco di Viterbo – gli ha fatto eco Sposetti – dissi al presidente Marrazzo che, in caso di vittoria, avrei risolto il contenzioso con la Regione in 48 ore. Invece le cose sono rimaste al palo’’. Poi il parlamentare Pd ha ripercorso la tormentata vicenda dal 2000, quando lo Stato decise che l’Inps non avrebbe dovuto più gestire gli stabilimenti termali è impose il loro trasferimento alle Regioni. Nel 2002 il consiglio regionale del Lazio recepì la norma ma, subito dopo, l’allora sindaco di Viterbo e l’allora presidente della Regione aprirono una controversia giudiziaria sulla proprietà che non è stata mai dipanata. “Nel frattempo – ha detto ancora Sposetti – gli altri stabilimenti sono stati riaperti, mentre nel Lazio, il più importante, appunto quello di Viterbo, è nelle condizioni che tutti possono constatare”.

Il consigliere regionale Giuseppe Parroncini ha ricordato che nel 2008, dopo aver deliberato la cessione del 50% della proprietà a Palazzo dei Priori, la giunta regionale inserì in bilancio 150mila euro per la società che avrebbe dovuto gestire l’impianto insieme con il comune. “Non vorrei – ha affermato – che l’empasse sia dovuto al fatto che non riescono a mettersi d’accordo su chi debba indicare il presidente della società”.

Infine, il consigliere comunale Mario Quintarelli è tornato sulla sua proposta di censimento dei pozzi, a fine di scovare gli abusivi e salvaguardare il patrimonio termale. Un problema, quello del pompaggio abusivo, si cui si discute almeno da venti anni senza che sia mai stato compiuto un atto concreto in merito.

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