ANNO 16 n° 275
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Reperti archeologici falsificati, due arresti anche nel Viterbese
Durante l'operazione Nemesi della Gdf

Sgominata dalla Guardia di Finanza una banda di falsari di reperti archeologici che operava nelle province di Roma, Latina e Viterbo. Un'operazione battezzata 'Nemesi', la più importante messa a segno finora dalle Fiamme Gialle in questo settore, che ha portato, nelle prime ore di stamattina, all'arresto di sette persone, al sequestro di laboratori di restauro utilizzati per la contraffazione dei reperti e a una ventina di perquisizioni nei confronti dei malviventi.

Le indagini sono ancora in corso e sono condotte dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma - Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico, e coordinate dai sostituti procuratori Ciardi e Minisci della Procura di Roma.

 Tra gli arrestati ci sono Massimo Bordo e Massimiliano Congiu, il primo nato a Tarquinia e il secondo da tempo residente nella cittadina tirrenica. I due si trovano agli arresti domiciliari.

I falsari avevano messo a punto un'organizzazione, capeggiata, secondo gli investigatori, da Edoardo David, persona molto conosciuta nell'ambiente culturale romano, al quale si era rivolto l'esponente di una nota famiglia aristocratica della Capitale, con l'intenzione di ampliare la propria collezione privata di reperti archeologici, per allestire un museo intestato alla sua casata.

David presentava all'aristocratico esponenti dell'organizzazione, che si spacciavano per curatori di musei i quali, a loro volta, mettevano in contatto la vittima con falsi proprietari di collezioni di famiglia, disposti a cedere i propri pezzi a caro prezzo. Tra questi anche un antiquario di Aprilia, in provincia di Latina, Enrico Corradi, che si spacciava per curatore del locale museo e per presidente dell'Archeoclub.




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