ANNO 16 n° 274
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Massimo Mecarini e Felice Orlandini
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Recuperato antico
dipinto di santa Rosa
Era stato trafugato dalla
collezione del monastero

(Il dipinto di santa Rosa recuperato)

VITERBO – Un’altra operata d’arte trafugata a Viterbo alcune decine di anni fa è stata restituita alla collettività: si tratta di un dipinto seicentesco di pregevole fattura, raffigurante santa Rosa in abiti monacali, di autore ignoto, che era sparito dalla vasta collezione del monastero delle clarisse. A recuperarlo è stato il procuratore capo della Repubblica Alberto Pazienti e dall’Ispettore della Polizia di Stato Felice Orlandini. Il quadro, restaurato dal Centro di restauro della Provincia di Viterbo, è stato presentato questa mattina nel corso di una conferenza stampa a Palazzo dei Priori.

Ad aprire le danze è stato il sindaco Michelini con i ringraziamenti al procuratore Pazienti e all’ispettore Orlandini e ricordando gli altri ''colpi'' messi a segno dalla procura per quanto riguarda la tutela dei beni culturali, a cominciare dal prezioso ciclo di affreschi staccati illegalmente da palazzo Spreca. Michelini ha poi parlato dei due bozzetti della macchina di Santa Rosa di Angelo Papini, uno datato 1933 e l’altro 1842, conservati nel museo civico e riprodotti in stampa anastatica. ''Mi piacerebbe – ha detto il sindaco – che fossero esposti in tutti gli esercizi pubblici della città, in primo luogo negli alberghi. Nei prossimi giorni – ha aggiunto – tutti i facchini riceveranno una riproduzione dalle suore clarisse''.

Parlando di uno dei bozzetti, quello del 1842, realizzato quando erano ancora forti gli influssi dello stile imperiale importato dalla Francia, riscontrabili anche nella Macchina, Michelini ha ricordato che proprio a Viterbo, due anni prima, era morto Luciano Bonaparte. ''Quando circolano idee anche contrastanti tra loro, come avveniva in quegli anni – ha sottolineato – la città si arricchisce culturalmente ed economicamente. Anche oggi è così: più idee circolano, più la città e i cittadini sono stimolati a crescere''.

Il procuratore capo Pazienti ha ricostruito per sommi capi le indagini che hanno portato al recupero de dipinto. ''Tutto iniziò – ha ricordato – quando, a seguito di un tentativo di furto, si rese necessario inventariare tutti gli oggetti di valore storico-artistico del monastero. Emerse così che c’era un vero e proprio 'tesoretto' mai catalogato e che, alcuni oggetti, tra i quali il quadro, erano spariti. Probabilmente erano stati prestati a qualche famiglia che poi si era 'dimenticata' di restituirli. Indagando – ha aggiunto – abbiamo scoperto che era in un’abitazione privata. Colui che lo deteneva, convocato in procura, ha dichiarato di averlo visto in casa sua fin da quando era bambino e si è detto subito disposto a restituirlo alle suore''.

Il procuratore ha poi spiegato che l’opera del 1600, d’autore sconosciuto, in origine raffigurava santa Rosa in abiti borghesi. Successivamente, per volontà del cardinale Tiberio Muti, furono dipinti gli abiti monacali in cui compare tuttora, sovrapposti a quelli precedenti, probabilmente dallo stesso pittore.

''Il quadro – ha concluso - non era in buone condizioni: la tela presentava dei tagli e i colori erano spenti. Il Comune ha finanziato il restauro eseguito dal laboratorio provinciale''.

L’ispettore capo Felice Orlandi, che è stato recentemente nominato anche ispettore onorario del Mibac, ha parlato delle indagini che hanno portato al recupero del dipinto e ha ringraziato la Polizia di Stato per la formazione professionale che gli ha permesso di acquisire negli anni.

Il dirigente del settore cultura della Provincia, Luigi Celestini, ha ricordato le gravissime difficoltà economiche e non solo in cui si trova a lavorare il Centro di restauro. ''Ma quando dobbiamo intervenire su opere d’arte riguardanti santa Rosa – ha precisato - apriamo una corsia preferenziale''.

Alla conferenza stampa sono intervenuti anche il prefetto Rita Piermatti e il questore Lorenzo Suraci, i quali hanno ringraziato le forze dell’ordine per il lavoro svolto durante il trasporto della nuova Macchina di santa Rosa, il 3 settembre scorso. Ringraziamenti cui, al termine del suo intervento, si è unito anche il presidente del sodalizio dei facchini Massimo Mecarini. Presenti anche gli assessori Antonio Delli Iaconi e Giacomo Barelli.

Il quadro, prima di tornare al monastero delle clarisse ed essere esposto permanentemente nella basilica di santa Rosa, resterà due o tre giorni a Palazzo dei Priori, nella sala delle Bandiere.

 




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