ANNO 16 n° 272
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''Razzismo, il cambio di mentalitą deve essere a 360 gradi''
Le lacrime di Charlotte, gli insulti a Sylvestre, il campanilismo fondamentalista. Riflessioni di Luisa Ciambella (Pd)

VITERBO - ''Di questa fase storica il ritorno di un razzismo violento e anacronistico, basato unicamente sul disprezzo nei confronti di un diverso colore della pelle come secoli fa è la cosa che più mi inquieta. E' un fenomeno irrazionale, spaventoso che ci restituisce l’immagine di un 'incubo ancestrale' americano purtroppo ancora attualissimo che l’omicidio di George Floyd, e di altri rappresentanti della comunità nera, hanno reso visibile con la rete e gli altri mass media in tutto il mondo. Non riesco a dimenticare l’immagine di Charlotte, la bambina di 9 anni che in un video dice tra le lacrime: 'E’ una vergogna che i nostri genitori vengano uccisi e non possiamo più vederli. Piangiamo, ma non dovremmo piangere'. Un’immagine straziante, mi sento molto vicina al popolo nero per quello che sta sopportando, anche se l’odio non si vince solo con l’odio e le piazze in rivolta, è la politica internazionale che deve intervenire e seriamente''.

E’ molto preoccupata per questi rigurgiti di razzismo e xenofobia la capogruppo Pd Luisa Ciambella che è rimasta molto colpita anche dall’attacco che ha ricevuto sui social a Viterbo il cantante di colore statunitense Sylvestre per aver dimenticato alcune parole dell’inno di Mameli da lui interpretato in versione a cappella: ''Sono fenomeni preoccupanti perché indicano una cattiva predisposizione verso il diverso da noi, quasi non volessimo condividere con lui quelle che riteniamo le 'nostre' cose che devono restare tali. Anche a Viterbo ho letto molte prese in giro e attacchi contro Sylvestre, dopo anni di politiche basate sulla demonizzazione dell’immigrato, ora il problema c’è, sia nella città dei papi che in tutta la Tuscia''.

''Il razzismo può attecchire molto facilmente qui da noi - continua la Ciambella - perchè ben si sposa con l’atteggiamento di chiusura e di diffidenza nei confronti dell’esterno molto diffuso dalle nostre parti e che va superato storicamente: senza confronto non si cresce, ci si blinda inutilmente per paura, ci si auto-ghettizza condannandosi alla marginalità in campo nazionale. Viterbo, come ogni altra città al mondo, non è autosufficiente, ha bisogno di energie che vengano anche da fuori, di contributi esterni, di esperienze e professionalità 'importate', specie in un mondo globalizzato. La 'viterbesità' deve essere la giusta memoria di noi stessi, le tradizioni vanno mantenute e rispettate, ma ci fermiamo qui: un certo 'campanilismo fondamentalista' va abbandonato perchè mortificante, è un motivo di mancato sviluppo anche culturale''.

''L’unica cosa che possiamo fare - conclude la capogruppo Pd - per combattere il razzismo è denunciarlo quando si manifesta, ma anche prevenirlo con politiche inclusive e con più spazio dedicato alla cultura, alla lettura del presente, magari anche con gemellaggi mirati con altre città che possano favorire lo scambio. Il razzismo va combattuto tutto, quello contro gli immigrati, ma anche quello che può verificarsi nei confronti di un nostro connazionale 'forestiero', di un professionista non valorizzato perché non del luogo, 'estraneo' ai soliti giri locali che si auto-perpetuano o contro qualsiasi forma in cui si manifesti 'il diverso'. Credo che siamo già in grave ritardo per non provare ad effettuare subito un necessario cambio di rotta, già avere un disegno preciso, un progetto turistico ben definito su una determinata identità di città potrebbe aiutarci a venir fuori dalle sabbie dell’immobilismo: ma il turista non deve essere un intruso tollerato, ma una risorsa da utilizzare, un ospite cui dedicarsi con rispetto delle sue e non delle nostre esigenze. Razzismo può volere dire tutto, anche avere una classe dirigente ed imprenditoriale solo autoctona: il cambio di mentalità deve essere a 360 gradi, ma la mia non è una sfida fine a se stessa, solo la consapevolezza che non c’è altra strada per provare almeno a venirne fuori''.




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