

Massimiliano Morelli
La Corte dei Conti ha redatto un Report sul sistema universitario 2021 sottolineando come in otto anni (dal 2013 a oggi) ci sia stato un aumento del 41,8% dei trasferimenti per lavoro. Negli ultimi due lustri è aumentata la quota di laureati tra i più giovani (25-34 anni), nel 2019 il 34% delle donne in quella fascia d’età e il 22% dei coetanei era in possesso di un diploma di laurea, ma rispetto agli altri Paesi Ocse siamo ancora molto indietro, visto e considerato che la media è del 51% per le donne e del 39% per gli uomini. Per quel che concerne i cervelli in fuga, gli ultimi dati Istat dicono che nel 2018 sono partiti centodiciassettemila italiani e di questi trentamila erano i laureati.
Quasi tre cittadini italiani su quattro, fra quelli che si sono trasferiti oltre il confine nazionale, hanno attorno ai 25 anni, e sono poco più di 84 mila, ovvero il 72% del totale degli espatriati. Rispetto al 2009, l’aumento degli “addii all’Italia” di laureati è più evidente tra le donne (+10%) che tra gli uomini (+7%). Emerge dati anche una sorta di volontà di riscatto dopo il peso delle tasse universitarie che grava sulle famiglie. Uno studio di Confindustria stima che una famiglia spende 165.000 euro per crescere ed educare un figlio fino ai 25 anni.