ANNO 16 n° 272
Quel calcio che prende a calci l’Italia

di Massimiliano Morelli

 

Siamo italiani, si, pure brava gente, ma qui ci fermiamo. Fra una settimana comincia l’Europeo di calcio, pranzeremo e ceneremo a base di pane e pallone e tutto passerà in second’ordine, comprese le vaccinazioni.

L’avvisaglia ce la sta offrendo la televisione, le aperture dei tg sono dedicate alla nazionale e guai a disturbare la quiete azzurra, roba che con i problemi che vive il nostro Paese sarebbe consono avere un atteggiamento sobrio.

La tv di Stato ha dedicato perfino una serata di gala agli azzurri, pare che ventitré uomini debbano andare a salvare il mondo, quasi dimenticando – che stolto che sono! – che l’onore pallonaro vale più d’ogni cosa.

Perfino della conta delle persone morte per Covid, perfino della tragedia della funivia.

Qui si ragiona sulle verticalizzazioni di Barella e sugli accentramenti di Insigne, quasi dimenticando che la pandemia ha ridotto sul lastrico migliaia di italiani; qui si discetta sulla richiesta milionaria del portiere Donnarumma, che vuole dieci e forse più milioni di euro a stagione per fare il portiere e che, poverino, giocherà da “disoccupato” fin quando non troverà un club pronto a esaudire le sue richieste da nababbo; qui si disquisisce e ci si anima per le scelte del commissario tecnico Roberto Mancini e si dimentica che a breve partiranno una marea di licenziamenti, visto che “la pandemia è finita”.

Siamo italiani, brava gente…




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