ANNO 16 n° 259
Foto precedente
Quando ballare è analogico e incontrarsi è… Digitale: due spot di Geox come specchietto sociologico
Rubrica 'Pubblicittà' a cura di Elsa Berardi

VITERBO - C’erano una volta le sitcom per ragazzi: la sperimentazione italiana della serialità prolungata, in palinsesti di rete destinati ai bambini, ha conferito un immaginario delle comitive che ha attecchito profondamente nella sensibilità femminile.

Oggetti a imitazione del branded content coevo, branditi come vessilli di accettabilità sociale, caratterizzavano la conflittualità tra “dive” e “outsider” entro questi prodotti in puntate, dal seguito spesso gadgetizzato nel multimediale e negli emisferi delle persuasive pay tv.

In parole grezze? Beh, i nostri adolescenti sono molto diversi da quelli che, nella metà degli anni Duemila, si davano palo nei campetti da calcio e sperimentavano le prime frustrazioni extra-amicali: l’accesso precoce alle piattaforme social, riservate negli intenti a “cosmonauti” più navigati (una bellissima ridondanza, venutaci da sé), stava conoscendo una rapida diffusione e offriva di sovraestendere, spesso falsandolo, il racconto di sé stessi in primissima persona.

Senza filtri, senza veti di adulti ancora inesperti, ma con un cappello alla ventitré calato e qualche reboante nota di techno nell’anima… Forse, senza neanche l’età giusta per immaginarsi diversi, ma con una frenesia di disperdersi nel mondo che la pubblicità, profetica, ha trasposto nei suoi spazi.

Geox, azienda produttrice di calzature traspiranti, si è vista gettare da un mercato infiammato nuovi stimoli per il coinvolgimento giovanile, tardo-infantile e adolescenziale già da tempi non sospetti. Nel 2007, in un claim dalle sonorità incalzanti (e dal ritmo attualmente proponibile, previo adattamento cromatico e di effettistica), aveva già interpretato il segreto dell’adver-tainment: coniato su due piedi da “advertising”, pubblicità, ed (enter-)tainment, “intrattenimento”, questo termine vuole alludere alle pubblicità post-moderne come intermezzi essi stessi dilettevoli, in una nuvola di riferimenti che incorpora cinema, stilistica del programma televisivo e creatività nei settori commerciali.

Geox, “Balla e non fermarti mai” – Spot destinato ai bambini (2007): https://www.youtube.com/watch?v=zgN6vJs3O7s

Una scarpa che propone di unirsi al team ballando, attraverso un messaggio potenzialmente reiterabile nelle occasioni comunitarie, è pieno approdo di un teleschermo che non è più passatempo, ma mezzo polifonico di elaborazione di tendenze tanto note da essere giunte ai più piccoli.

È un bene assoluto o un rischio non calcolato? Lo spot propone di “ballare e non fermarsi mai” alle bambine, quindi vi è un indirizzo ancora più preciso, mutuato da tanti amplificatori mediali dell’equazione tra queste ultime e l’interesse per la danza. Non si deve prevedere una difesa corale da un accorpamento categorico come questo, parzialmente rimodulato dopo anni da molte campagne che hanno integrato le differenze, ma lo sviluppo di una capacità critica genuina, che aiuti a leggere il messaggio nel suo tempo. Perfettamente ordinario in una tornata televisiva ancora dominata da reality tematici, uno spot che associasse l’ambizione di sfondare sul palco all’aspetto più fashionable della scarpa femminile può sembrare lineare e coerente, nonostante le ovvie perplessità sull’accostamento tra l’infanzia e la spettacolarizzazione del talento performativo. Ne resta un impatto globalmente positivo e propositivo, dato dalla ricettività di molte famiglie alla comodità dei prodotti Geox.

Passiamo al “dolente” 2026… E alle novità messe in campo dall’utilizzo e dall’apprezzamento delle IA generative.

“Entra nel mondo Geox”: nuove soluzioni promozionali per le calzature dei bambini (2026) https://www.youtube.com/watch?v=htZ4cHspSyI

I disegni e le feature decorative di queste calzature Geox sono pensate per gli interessi variegati e spesso sovrapponibili dei bimbi maschi e femmine della Generazione Alpha: non vi sono più distinzioni tra gusti in opposizione, per un livellamento degli interessi e delle ambizioni che, in base all’ideologia personale o alla preoccupazione sulla percezione di sé stessi, può essere interpretato in modo eterogeneo. Tuttavia, tra i mille suggerimenti educativi estrapolati dai social, rimane di profondo valore la proposta di un’attiva socialità: i bambini dello spot, che beneficia di panel ottenuti tramite IA, sono mostrati insieme nell’interpretare balletti collettivi, a dimensione certamente meno demarcativa, sebbene meno sensibile a raffigurare modelli diversi. Una fusione tra realtà e fantasia pare conglomerare anche la conoscenza dell’altro, in un contesto in cui il divertimento è pretesto per raccontare e mostrare accessori.

Ballare è un’attività ormai da relegare alle “ere” dell’analogico? L’incontro tra pari, invece, cattura meglio se bidimensionale?

Nessuno ha risposte all’evoluzione prossima dell’advertising, ma una fiaccola di speranza per la rappresentazione di spaccati autentici, colta diversamente di caso in caso, ci spinge a credere che i bambini “là fuori” siano più grandi di come li ritraiamo.




Facebook Twitter Rss