ANNO 16 n° 273
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Quando a Porta Romana c'erano i pini...
Oltre la metą dei pruni piantati al loro posto sono seccati

di Fabio Tornatore

VITERBO - C'era una volta un filare di pini, alti, belli, maestosi. Oggi invece ci sono 24 piccoli pruni, dei quali 14 sono seccati, e gli altri non sembrano godere di ottima salute ad un primo sguardo. No, non è una fiaba, e non c'è il lieto fine: è la storia dei pini tagliati in viale Armando Diaz a Viterbo, nell'autunno del 2021, lungo i binari della ferrovia di Porta Romana, sostituiti subito dopo con dei piccoli alberi da frutto, ma a distanza di poco più di due anni i risultati non sembrano incoraggianti.

La storia la conoscono in molti a Viterbo: Ferrovie dello Stato ha intimato il Comune della Città dei Papi a tagliare gli alti pini in virtù di una vecchia normativa che doveva tutelare il tarffico e l'incolumità ferroviaria da alberi che rischiavano di cadere. L'allora amministrazione Arena non ha potuto fare altro che obbedire, promettendo di sostituire gli alberi con specie adeguate. Promessa mantenuta, peccato che poi, evidentemente, la manutenzione non è stata adeguata.

'In genere le aziende che vincono un appalto di fornitura di alberi ha anche la cura e la manutenzione fino all'attecchimento' spiega il dottore forestale Carlo Mascioli di Viterbo 'con l'obbligo di sostituzione in caso questi si secchino. Non conosco il contratto specifico, ma questi alberi secchi andrebbero di certo sostituiti. Il motivo per cui su 24 pruni sopravvivano solo 10 può attribuirsi o alla qualità degli alberi forniti o alla mancanza di acqua. Anche quelli sopravvissuti comunque non sono in buone condizioni. E una pianta che da giovane risulti non in buona salute non ci possiamo certo aspettare che sopravviva decenni. La scelta del Prunus cerasifera pissardi non è stata ottimale a mio avviso: innanzi tutto perchè è una pianta troppo piccola, e non potrà mai eguagliare i pini, in termini di servizi ecosistemici forniti alla città, come ombra, termoregolazione, assorbimento di CO2. E' inoltre un albero poco longevo, e produce frutti, piccole susine, che andranno anche a sporcare la strada e il marciapiede. Una scelta adeguata, secondo me sarebbe stata una pianta come L'Albero di Giuda, longevo, resistente ala siccità e che richiede poca acqua, solo che costa tre volte di più. La cosa grave' conclude il forestale Mascioli 'è aver tolto una trentina di alberoi sani, averli sostituiti con una specie di piccola crescita, non averle irrigate. Oggi non ci sono i pini e non c'è nient'altro in cambio'.




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