


VITERBO - Dalla struttura in carico alla Protezione civile e a quella a disposizione della Prefettura. Il trasferimento delle donne ucraine dall'albergo di San Martino al Cimino a quello di Viterbo è necessario dopo che da Roma è arrivata la comunicazione che la Prociv nel Lazio avrebbe ''svuotato'' i centri di accoglienza dei profughi.
La nuova sistemazione, però, presenterebbe una serie di criticità, dalle condizioni degli ambienti all'impossibilità di cucinare, per cui una trentina di donne ucraine ieri mattina hanno protestato sotto la sede della prefettura.
Una delegazione è stata poi ricevuta dal vice prefetto, Fabio Malerba, che ha spiegato loro la situazione. Oxana, presidente dell'associazione Vola, a nome delle donne ucraine ha fatto presenti le problematiche a cominciare dalle condizioni della struttura che però per la prefettura sarebbero dignitose.

Nel corso dell'incontro è stato anche spiegato che ''trasferimento'' non è obbligatorio. La Prefettura ha a disposizione quella struttura e i profughi possono scegliere se andare lì o trovare una diversa autonoma sistemazione.
Oxana ha chiesto che le ucraine possano rimanere nella struttura di San Martino al Cimino fino a fine anno come era negli accordi iniziali. Una possibilità che si infragerebbe, però, davanti al ''disimpegno'' della protezione civile.

