ANNO 16 n° 275
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Prima la buca, poi Belcolle: che calvario
La doppia disavventura
di Rosanna De Marchi

di Nicola Savino

VITERBO - Che c’è peggio di un problema? Due problemi, naturalmente. Lo scorso sabato è stato una giornata davvero da dimenticare per Rosanna De Marchi, storica e poetessa viterbese, impegnata da anni nel volontariato cittadino, anche come componente della Consulta comunale.

Il primo problema è una rovinosa caduta in zona La Quercia, a poche decine di metri dal Santuario. ‘’Stavo attraversando la strada – racconta lei stessa – facendo un po’ di slalom in mezzo alle auto perché a quell’ora (le 11 – 11,30) c’era davvero tanto traffico. Non so nemmeno io che cosa è successo, ma mi sono ritrovata a terra con un dolore lancinante soprattutto alla caviglia destra. Sono rimasta letteralmente senza fiato: mi hanno aiutato alcune persone che passavano nei paraggi e soprattutto alcune commercianti della zona, che ringrazio di cuore. Mi hanno dato un po’ d’acqua, mi hanno rincuorato e soprattutto hanno chiamato soccorsi perché il danno era grave e non ci voleva neppure un medico per rendersene conto’’. Una buca, una maledetta buca. ‘’Sentivo intorno a me i commenti di chi mi stava vicino: ‘L’abbiamo segnalato decine di volte al Comune quel pezzo di strada disconnesso’, ‘Prima o poi qualcuno ci doveva restare…’. I dolori erano fortissimi, ma avevo compreso di essere caduta a causa di una buca o di un dislivello, ancora non lo so con precisione…’’.

Arriva un’ambulanza della Misericordia: ‘’ A bordo – riprende Rosanna – ci sono tre ragazzi meravigliosi. Mi bloccano la gamba destra con un tutore, mi portano a bordo e partiamo verso Belcolle. Non sono medici e stilano un referto provvisorio per permettere al pronto soccorso di attrezzarsi: ‘trauma distorsivo causato dalla pavimentazione disconnessa’. Arriviamo un po’ prima di mezzogiorno’’. Nella fredda scala cromatica che serve per stabilire una priorità degli interventi in base alla gravità, Rosanna De Marchi finisce in codice verde. In pratica significa che non è grave e non necessita di interventi urgenti. E qui comincia il secondo problema, anzi il calvario.

‘’Mi lasciano in un corridoio e non si fa vedere nessuno per valutare davvero che cosa mi era successo. Il dolore continua ad essere fortissimo, mi fa piangere addirittura… Provo a fermare qualcuno che passa nei paraggi. ‘Signora, lei è in codice verde, può aspettare’, mi dice una che non so nemmeno chi fosse e che avevo fermato chiedendo che qualcuno venisse a visitarmi. Blocco un medico, lo riconosco perché ha un cartellino che lo identifica, gli spiego il mio problema, gli dico che i dolori sono fortissimi: mi spiega di essere di un altro reparto, infettivi se non ricordo male, ma probabilmente mosso a compassione entra all’interno del pronto soccorso chiedendo un antidolorifico e la radiografia. Passa almeno mezz’ora prima che si presenti un’infermiera con il Toradol. E ci vuole ancora tempo prima che mi portino via per i raggi. Quando arrivo lì, basta togliere il tutore per rendersi conto che c’è una rottura. La diagnosi parla chiaro: doppia frattura malleolare al piede destro, problemi al ginocchio sinistro e anche alla mano. Adesso ho una doccia gessata, fra una settimana l’ingessatura vera e propria e poi tutto il resto…’’.  Tempo complessivo di permanenza a Belcolle oltre 5 ore, e forse poteva anche andare anche peggio...

Fin qui la cronaca di quanto è accaduto, ma qualche considerazione è doverosa: ‘’Innanzitutto la condizione delle strade e dei marciapiedi. Mi dicono che gli incidenti sono frequentissimi: qualcuno se la cava con una semplice distorsione, ad altri – come a me – va peggio con la frattura… E poi la situazione di Belcolle. Mi chiedo se è normale che nessun medico si renda conto di persona delle reali condizioni di chi viene portato al pronto soccorso: è possibile fidarsi solo di una sbrigativa e sommaria diagnosi fatta in ambulanza? Bastava solo guardare il mio piede completamente storto per comprendere che lì c’era una rottura e che i dolori erano veri. Almeno nel mio caso, non è accaduto e considero questo soprattutto una mancanza di umanità. Spero solo che il mio sia un caso isolato e che la normalità invece sia ben altra”.

In bocca al lupo, Rosanna, e auguri sinceri di completa guarigione.




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