

VITERBO – ''Si sono fissati con gli occhi e si sono attaccati''. Su questo dato le versioni di vittima e aggressore coincidono. Su tutte le altre circostanze in cui un ragazzo ha preso le manganellate l’altro che avrebbe difeso la fidanzata, i racconti delle due parti sono diversi. L’aggredito, stando alla sua versione, avrebbe ricevuto un forte colpo in testa con un tubo di ferro, per aver difeso la fidanzatina, sua coetanea, dalle continue e fastidiose provocazioni dell’altro che avrebbe fatto apprezzamenti sul fisico e sull’aspetto della giovane.
''Falla finita'', gli avrebbe intimato la vittima. E poi il colpo. L’aggressione violenta e inaspettata, che lo ha fatto finire in pronto soccorso.
''Non è andata così'' dice il padre dell’aggressore che ieri, dopo una notte ai domiciliari, è tornato libero al termine dell’udienza di convalida.
''Mio figlio ha reagito a quel gigante – sostiene il genitore – Ha reagito in modo sbagliato, poteva difendersi con le mani e non con il bastone di ferro, ma non ha molestato quella ragazza, non ha fatto alcuna minaccia e non ha detto le cose che sono state scritte''.
''Da tempo l’altro ce l’aveva con mio figlio: lui alto un metro e 90, mio figlio uno e 70. Da un paio di mesi minacciava mio figlio perché era geloso della sua ragazza. L’altro pomeriggio si sono incontrati – continua il padre dell’aggressore - e mio figlio stava guardando l’amica vicina alla sua fidanzata. Il giovane aggredito a quel punto si è scagliato verso mio figlio. Si sono guardati negli occhi e sono scattati. Mio figlio ha tirato fuori il bastone di ferro e lo ha colpito in testa. Un colpo solo non tutti quelli di cui si è scritto''.
Il padre dell’aggressore racconta che il figlio andava in giro con questo bastone perché temeva un’aggressione da parte dell’altro. ''Mio figlio ha sbagliato a difendersi con un pezzo di ferro. Al Sacrario già era minacciato da altre persone, per questo lo portava con sé''.
Sull’aggressione le parti si ritroveranno in tribunale il 21 settembre.