ANNO 16 n° 275
Presentati ulteriori criteri di esclusione per il deposito nazionale di scorie nucleari
Continua la battaglia per allontanare il pericolo del deposito, a Settembre un primo verdetto

CORCHIANO – Continuano le battaglie per scongiurare la presenza del deposito nazionale delle scorie nucleari e grazie all’unione dei Comitati per la Salvaguardia del Territorio di Corchiano e di Montalto vengono fornite alla Sogin ulteriori osservazioni che allontanerebbero l’idoneità delle nostre terre, già problematiche per la loro natura vulcanica.

“La Sogin continua a lavorare raccogliendo le osservazioni – spiega Rodolfo Ridolfi Presidente del Comitato per la Salvaguardia del territorio di Corchiano e della Tuscia – queste posso esprimere un si oppure un no sottolineandone le motivazioni. La procedura che hanno scelto di seguire riguarda la guida tecnica 29, redatta dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale dove vengono individuati 28 parametri, tra cui geologigi, antropici ed economici, che permettono, attraverso la metodica ad esclusione, di individuare il luogo idoneo a livello nazionale. Attualmente sono state trovate 67 aree idonee e 22 sono nella provincia di Viterbo, in aggiunta tra le 12 aree più qualificate 5 sono nella zona della Tuscia.

E’ un allarme gravissimo – sottolinea Ridolfi - perché inserire un impianto del genere comporterebbe ad aumentare la radioattività della zona. Queste aree, per via della loro naturale conformazione geologica, hanno già un livello di radioattività che preoccupa la comunità medica e il rischio aumenta in quelle zone dove le abitazioni sono state costruite con il tufo. La reattività residua è già un criterio di esclusione, ma la Sogin nelle sue prime valutazioni non l’ha considerata.

Probabilmente molti criteri sono stati sottovalutati dalla Sogin – aggiunge - perché c’è una scadenza imminente: a metà Luglio dello scorso anno la Comunità Europea ha aperto un procedimento di infrazione nei confronti dell’Italia perché il Paese non si era ancora dotato di un percorso unico volto allo smaltimento delle scorie nucleari e la situazione dove essere risolta in tempi brevi.

La Sogin ha dichiarato che raccoglierà le scorie radioattive derivanti dalla medicina e dalla ricerca, ma allo stato attuale è assente un deposito per le scorie derivate dalle centrali nucleari dismesse quindi vi è la forte possibilità, quasi la certezza, che il 60% delle scorie saranno di questa seconda tipologia a danno della salute perché sono hanno una radioattività maggiore.

In aggiunta alla naturale radioattività del territorio vi è un ulteriore criticità: la presenza di arsenico e radon e costituiscono ulteriori criteri di esclusione. La presenza di radon aumenta il rischio per la salute pubblica e non è un caso se nella provincia di Viterbo vi è un incidenza maggiore di tumore al polmone rispetto alla media nazionale.

Le problematiche ambientali scaturite dal deposito non si limitano soltanto alla radioattività – delucida il presidente – ma vi sarà un ulteriore impattato causato dalla costruzione dell’edificio, dalla costruzione delle strade idonee e dal passaggio dei camion che trasporterebbero questi rifiuti. Costruire questo deposito in una zona che per anni si è impegnata per vivere secondo i criteri dell’agricoltura biologica e del rispetto ambientale vuol dire vanificare i sogni e gli sforzi di un’intera comunità, ma anche distruggere l’economia sulla quale essa stessa si fonda.

Grazie all’aiuto di esperti del settore, il comitato per la salvaguardia del territorio di Corchiano e della Tuscia, insieme al comitato di Montalto di Castro, continua a fornire alla Sogin osservazioni effettuate a livello archeologico, ambientale, sociale ed economico per evitare la costruzione dell’impianto.”

Una prima data di scadenza è fissata per Settembre dove la Sogin inizierà il Seminario Nazionale e la speranza è che le splendide terre etrusche non siano più considerate idonee.




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