ANNO 16 n° 273
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Una manifestazione di precari a Belcolle
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''Precari i medici, precaria la sanitą''
Lo sfogo del dottor Stefano Innocenzi, da ben 11 anni a ''tempo determinato''

VITERBO - E' stato un giorno d'anniversario, ieri, per il dottor Stefano Innocenzi: l'anniversario del suo undicesimo anno di precariato come medico nei vari pronto soccorso della provincia, alle dipendenze delle Ausl di Viterbo. ''Come dipendente a tempo determinato - precisa -, quindi come precario''.

E ha deciso di ''festeggiare con la cittadinanza'' la ricorrenza: ‘’In questi anni - racconta - ho firmato circa quindici contratti di lavoro a tempo determinato, ho visitato circa cinquantamila pazienti, sono cresciuto professionalmente, mi sono sposato e sto crescendo i miei figli in questa provincia. Ma ogni anno, tra Natale e Capodanno - sottolinea - aspetto di sapere quale sarà il mio destino per l'anno successivo, di sapere se potrò ancora lavorare a Viterbo o se mi dovrò trasferire come tanti miei colleghi in un’altra regione. Ogni anno - aggiunge ascolto vane promesse di 'stabilizzazione' dai nostri politici…''.

Poi il dottor Innocenzi spiega perché ha deciso di rendere pubblica la sua vicenda, peraltro simile a quella di molti suoi colleghi. ''Ogni anno, alla scadenza del mio contratto, mi domando perché la cittadinanza dovrebbe interessarsi al mio problema lavorativo. E oggi ho trovato la risposta: non sono io a essere precario, è la sanità laziale a essere precaria e con essa è il diritto alla salute di tutti i cittadini a essere precario''.

Ad avviso del dottor Innocenzi, ''una sanità che sopravvive grazie a medici e infermieri che da anni lavorano con contratti a scadenza non è degna di un paese civile e non garantisce il diritto alla salute dei cittadini. Una sanità pubblica che assume personale ormai solo tramite contratti di lavoro libero-professionale è una sanità priva di progettualità e senza futuro''.

Ed ecco quali sono, a detta del dottor Innocenzi, le conseguenze della precarietà sul servizio sanitario: ''Il cittadino deve sapere - afferma - che il reparto in cui è ricoverato, è aperto spesso solo grazie al lavoro di medici e infermieri precari. Il cittadino deve sapere che il medico che oggi lo sta visitando o l'infermiere che lo sta assistendo, domani potrebbe non essere più lì, perché ha terminato il suo incarico. Il cittadino deve sapere che i medici e infermieri che formiamo nella nostra Regione spesso sono costretti a dover emigrare in altre regioni o addirittura all'estero, dove è valorizzata la loro esperienza ed è loro assicurato un rapporto di lavoro a tempo indeterminato''.

Infine, l'appello a tutti i cittadini affinché si mobilitino: ''Non chiedo niente ai nostri politici, sordi e ciechi di fronte all’evidente sfacelo della nostra sanità pubblica - conclude Innocenzi -, chiedo a tutti noi, cittadini e operatori sanitari, di rivendicare con forza il nostro diritto al lavoro e alla salute''.




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