ANNO 16 n° 275
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Posto fisso in cambio
di denaro, forse altre persone raggirate
dalla vigilessa

VITERBO – “Hai bisogno di un lavoro?. Non preoccuparti, ci sono qui io. Ho le conoscenze giuste per trovarti un buon impiego. In cambio voglio solo qualche spicciolo ”. A Palazzo Chigi, piuttosto che in Senato o in qualsiasi altro ministero. Lei – quarantenne, ispettrice della Polizia locale - poteva, o almeno così millantava a poveri disgraziati in cerca di occupazione. Sì, perché la lista delle persone truffate pare destinata ad allungarsi notevolmente. Barbara Fede, adesso, è sottoposta a regime di detenzione domiciliare, concessole dal giudice per le indagini preliminari Rita Cialoni, in sede di interrogatorio di garanzia.

La vigilessa, mamma di una bambina di ventidue mesi, è stata tratta in arresto lunedì mattina dagli uomini del Nucleo investigativo agli ordini del capitano Giovanni Martufi, proprio mentre incassava quattromila euro tondi tondi, il giusto compenso per aver collocato (si fa per dire) la sua vittima in quel di Palazzo Chigi.

I fatti. Il malcapitato, quarantenne di Viterbo, disoccupato e con un figlio diversamente abile, si sarebbe fatto abbindolare dalla Fede (figlia dell’ex comandante della Municipale Giulio) con la promessa di un posto fisso e ben retribuito come commesso a Palazzo Chigi. Questo il do ut des proposto dalla vigilessa (che, stando a quanto si è appreso, avrebbe un precedente specifico alle spalle per falso in atto pubblico): “Tu in cambio mi dai cinquemila euro in due tranche: mille di anticipo e il resto quando ti porto il contratto”. Detto fatto. Il quarantenne le consegna i mille euro ma, poi, inizia a sentire odore di bruciato e si reca dritto dritto al Comando provinciale dei carabinieri, dove racconta quanto gli è accaduto, riferendo che il lunedì successivo avrebbe dovuto saldare il conto. All’appuntamento, manco a dirlo, vanno pure i militari dell’Arma. Che, con una videocamera, riprendono il momento in cui il quarantenne consegna nelle mani della vigilessa i quattromila euro. Quindi entrano in azione e Barbara Fede finisce in manette per poi essere tradotto nelle camere di sicurezza della caserma.

L’interrogatorio di garanzia e il processo per direttissima. Rappresentata legalmente dall’avvocato Simona Bellezza, la vigilessa è stata sottoposta ieri mattina ad interrogatorio di garanzia dal giudice Rita Cialoni, che ha convalidato l’arresto. Successivamente, intorno a mezzogiorno, si è svolto il processo per direttissima a porte chiuse nell’Aula 5 del palazzo di giustizia viterbese. Barbara Fede ha ammesso le sue responsabilità, sostenendo di aver agito perché disperata, spinta da difficoltà economiche. Presente all’udienza c’era anche la vittima, difesa dagli avvocati Andrea Trasarti e Fiorenzo Buzzi. I reati contestati alla Fede sono: truffa, falso ideologico e falsificazione di atti. Il giudice Cialoni, disponendo la misura meno restrittiva dei domiciliari per via della bambina, ha concesso alla Fede il permesso di uscire la mattina dalle 10 alle 12. La prossima udienza è fissata per l’8 ottobre.

Le indagini. Sul contratto tarocco che l’agente aveva sottoposto al quarantenne disoccupato c’era persino il timbro della Presidenza del Consiglio dei ministri. Era curato nei minimi dettagli e non era l’unico: nel suo computer gli investigatori hanno trovato molti altri contratti fasulli a marchio Senato e ministeri vari. Perché, forse, il quarantenne non è stato l’unico a cadere del raggiro ordito dall’ispettrice. Durante la perquisizione effettuata nel domicilio dell’ispettore, infatti, i carabinieri hanno sequestrato diverso materiale definito “interessante ai fini investigativi”. Si tratta, in particolare, di pendrive contenenti diversi file in cui spunta una lista di circa duecento nomi: il sospetto è che si tratti di altre vittime della vigilessa. Per accertare le reali condizioni della truffa, dunque, le indagini vanno avanti: chiunque fosse stato contattato di recente per offerte di lavoro, dietro pagamento, può rivolgersi al Comando provinciale dei carabinieri in via de Lellis.

Nota a margine. Ieri, dopo la pubblicazione della notizia da parte dei giornali on line, al centralino dei carabinieri erano già arrivate diverse segnalazioni di altre presunte vittime.




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