

VITERBO - Un lieve incremento rispetto all’anno precedente c’è stato. Per il ponte di novembre legato alle festività dei santi e alla commemorazione dei defunti le strutture ricettive hanno fatto registrare qualche presenza in più.
Il bel tempo ha favorito un considerevole afflusso di turisti e vacanzieri a Viterbo in occasione del lungo ponte di Ognissanti. Sole, assenza di vento e clima gradevole accompagnano, fin dallo scorso weekend, coloro che hanno scelto di trascorrere qualche ora o qualche giorno di relax nella città dei Papi.
Secondo i dati forniti dal Museo del Colle del Duomo e dal Museo del Sodalizio dei facchini di Santa Rosa, nonostante la crisi, una buona percentuale di turisti si è mossa tra le giornate di sabato 29 e lunedì 31 ottobre. Il picco è stato raggiunto domenica 30, giorno in cui una buona fetta di turisti ‘’territoriali’ sono giunti in città dalla stessa provincia di Viterbo, dall’Umbria, e dal Lazio.
A livello nazionale, Federalberghi, in un’indagine condotta intervistando 3000 persone, aveva previsto lo spostamento di 7,3 milioni di italiani durante il ponte di Ognissanti, il che equivale ad un +3,5% della popolazione rispetto allo stesso periodo del 2010.
Di particolare interesse la tendenza di una buona percentuale di turisti a preferire mete ‘’tranquille’’. Su un campione di clienti intervistato al Museo Colle del Duomo, circa la metà ha scelto Viterbo perché a basso costo (alberghi, Bed&Breakfast) e poco caotica. D’altro canto il livello di soddisfazione del turista crolla sensibilmente sul versante dei servizi fruibili proprio nei giorni festivi; bar e ristoranti spesso chiusi, numero esiguo di negozi di oggettistica e souvenir, difficoltà per i disabili di accedere nei luoghi di interesse storico-artistico e servizi igienici pressoché assenti (quelli sottostanti il palazzo dei Papi sono spesso e volentieri impraticabili). Questo tipo di ‘’disagio’’ si riscontra specialmente nel più bel quartiere di Viterbo, quello medievale di San Pellegrino, dove la mancanza di servizi è ‘’colmata’’ da una nutrita comunità di piccioni, manco fossimo a Venezia.