ANNO 16 n° 280
Polo ceramico di Civita Castellana, l’allarme di Alessandra Ortenzi sui costi dell’energia
La coordinatrice provinciale d’Italia Viva chiede interventi immediati per sostenere le imprese e una strategia di lungo periodo per la competitività del comparto

CIVITA CASTELLANA - Alessandra Ortenzi, coordinatrice provinciale d’Italia Viva interviene sulla crisi energetica che sta interessando il Polo ceramico di Civita Castellana: “La crisi energetica rischia di trasformarsi in crisi industriale. Servono risposte immediate e una strategia per la competitività.

'Il nuovo allarme lanciato sul costo dell’energia deve essere ascoltato con particolare attenzione nella provincia di Viterbo. Come ha evidenziato il presidente di Confindustria Ceramica Augusto Ciarrocchi, il problema non sarebbe più soltanto congiunturale: l’aumento dei costi energetici si inserisce in uno scenario caratterizzato da domanda debole e forte concorrenza internazionale, comprimendo i margini delle imprese e rendendo più difficile investire e mantenere la produzione”.

“Il Polo ceramico di Civita Castellana – continua - rappresenta una delle realtà industriali più importanti del nostro territorio, concentrando 28 delle 31 aziende italiane produttrici di ceramica sanitaria, con circa 2.700 lavoratori diretti e un fatturato di circa 415 milioni di euro. Numeri che raccontano molto più di un comparto produttivo: raccontano famiglie, professionalità, competenze, filiere e una tradizione manifatturiera che costituisce una parte importante dell’identità economica della Tuscia.

L’allarme odierno sul prezzo del gas e dell’energia, però, ci dice che quella stessa realtà rischia di trovarsi nuovamente sotto pressione. Il problema non è più soltanto congiunturale: l’aumento dei costi energetici si inserisce in uno scenario caratterizzato da domanda debole e forte concorrenza internazionale, comprimendo i margini delle imprese e rendendo più difficile investire e mantenere la produzione. È un problema che riguarda direttamente anche la nostra provincia. La crescita, l’impresa, l’industria e la competitività del sistema Paese devono rimanere al centro dell'iniziativa politica, con la consapevolezza che il costo dell’energia non sia soltanto un problema per le famiglie, ma una questione decisiva per la sopravvivenza delle attività produttive”.

“Oggi quella attenzione deve tornare al centro dell’agenda politica – afferma Ortenzi -. Non possiamo chiedere alle nostre imprese di competere sui mercati internazionali caricandole di costi energetici che i loro concorrenti non sostengono nella stessa misura. Per questo riteniamo necessario riportare il tema del Polo ceramico di Civita Castellana al centro del confronto istituzionale, coinvolgendo imprese, associazioni di categoria, lavoratori e rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali.

Servono misure immediate per sostenere le imprese energivore, ma anche una strategia di medio e lungo periodo che consenta alle aziende di investire, innovare e ridurre strutturalmente il costo dell’energia. Non si tratta di scegliere tra ambiente e industria. Al contrario: la transizione energetica deve diventare uno strumento di competitività industriale, sostenendo investimenti nell’efficienza energetica, nelle tecnologie meno energivore e nelle fonti rinnovabili, senza scaricare nel frattempo sui bilanci delle imprese il costo di una transizione che deve essere accompagnata dalle istituzioni”.

“Occorre mantenere un’attenzione specifica ai temi di impresa – prosegue - , artigianato, turismo, fisco e politiche di bilancio, nella convinzione che la crescita economica debba essere costruita partendo dalla realtà concreta di chi produce e crea lavoro.

Il Polo ceramico di Civita Castellana non è una realtà da assistere: è una realtà industriale da mettere nelle condizioni di continuare a competere. Come coordinatrice provinciale, ritengo necessario che sul tema si apra rapidamente un confronto con il territorio e che le istituzioni, a tutti i livelli, ascoltino le esigenze delle imprese”.

“Perché quando una fabbrica rallenta o chiude una linea produttiva – conclude -, non perdiamo soltanto fatturato. Perdiamo competenze, lavoro, investimenti e futuro. E la politica, davanti a questo rischio, ha il dovere di intervenire prima che sia troppo tardi”.




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