ANNO 16 n° 272
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Politica, Fioroni: ''Abbattere i muri''. Una rete trasversale sulle idee
L'ex ministro: ''Non vogliamo creare né un partito né una corrente, ma un luogo di confronto''

 

VITERBO - ''La mia speranza è quella di realizzare una rete di idee e di confronto e di affidarla a donne capaci, competenti e in prima linea come Simona Bonafè e Luisa Ciambella. Purtroppo il Covid ci ha limitato, ma dal grande numero di condivisioni che la nostra iniziativa sta ricevendo sulle pagine Facebook ci si rende conto del grande bisogno che c’è di confrontarsi, dialogare, apprendere, parlare. Non vogliamo fare né un partito, né una corrente, né un’area. Vogliamo creare invece un luogo di incontro dove in maniera trasversale si possano approfondire progetti e valori che ci rendano orgogliosi protagonisti della storia che stiamo vivendo e che vogliamo vivere''.

Così Giuseppe Fioroni ieri dalla Sala del Quattrocento del monastero di Santa Rosa al termine della due giorni di formazione politica dal titolo ''Siamo noi la storia'', organizzata dal Centro studi Aldo Moro tra Assisi e Viterbo, in cui si è parlato di ambiente, cultura e sociale con numerosi ospiti, il tutto regolato con segnaletica anti Covid, distanziamento e green pass. Ad aprire la mattinata di ieri il dibattito ''Le donne come motore della storia'' e ''Le donne come motore della Repubblica'' con la giornalista Maria Antonietta Calabró, la consigliera comunale del Comune di Viterbo Luisa Ciambella, l’europarlamentare Simona Bonafè e il ministro per le Politiche per la famiglia Mara Carfagna. 

Per l’occasione ha inviato un proprio contributo anche il segretario del Pd Enrico Letta: ''Sul ruolo delle donne – ha detto Letta - oggi il Paese deve fare passi avanti e recuperare il tempo perduto. Il ruolo delle donne oggi nella nostra società è uno dei temi sui quali il nostro Paese deve fare più passi avanti, determinati e importanti. Questo è necessario perché noi siamo drammaticamente indietro. Siamo drammaticamente indietro per come il nostro Welfare è organizzato, per come la nostra cultura politica è organizzata – ha aggiunto Letta - C'è la necessità di fare del nostro Paese un Paese nel quale le pari opportunità, l'equilibrio di genere sia effettivamente reale''. E ha concluso così: ''Io ho messo tutto questo al centro della mia azione e so benissimo quanto dovremmo fare di più e quanto poco in termini di risultati riusciamo ad ottenere. Credo che sia un impegno che dobbiamo prenderci tutti, soprattutto dal punto di vista culturale''.

L’incontro si è aperto con il saluto di Aldo Fabbrini, presidente del Centro Studi Aldo Moro, e della madre superiora del monastero, suor Francesca Pizzaia che ha parlato della figura di Santa Rosa: ''Questa giovane vissuta tanto secoli fa cosa può dirci ancora oggi? Sembra anacronistico parlarne, eppure Rosa ha ancora tante cose da dirci e da dire alle nostre vite. Nata in un contesto familiare molto semplice e povero, ma molto ricco di valori, vissuta in un contesto sociale molto travagliato, quando la città di Viterbo viveva tensioni tra guelfi e ghibellini, tra imperatore e papa, Rosa è stata per la città un segno di pace, uno strumento di misericordia. Armata del crocifisso è andata per le vie della città a scuotere le coscienze dei viterbesi e non. Questo suo gesto le ha comportato l’esilio, ma lei non temeva niente e nessuno, lei sapeva di non essere sola, sapeva che Dio accompagnava la sua vita. Questa certezza è la forza di Rosa: sapere che la nostra vita sta nelle mani di Dio e Rosa ce lo insegna''.

''Rosa – ha aggiunto sempre suor Francesca – è stata una creatura che ha saputo mettersi al fianco di chi era meno fortunato di lei, attenta al bisogno dei poveri del tempo, a chi era margini della società, a chi non era considerato. Anche questo Rosa ci insegna: dobbiamo uscire da noi stessi per accorgerci che ci sono fratelli e sorelle meno fortunati di noi e che hanno bisogno del nostro aiuto''.

Nel pomeriggio è invece toccato a Fioroni introdurre la parte politica del convegno, con una intervista preregistrata al ministro della Difesa Lorenzo Guerini sui nuovi scenari internazionali, a partire alla situazione in Afghanistan, e a seguire un confronto tra amministratori locali.

''Io personalmente non credo più nelle correnti o nelle aree – ha detto l’ex ministro dell’Istruzione nel suo intervento -. Credo invece che l’unica cosa di cui la politica ha bisogno è avvertire il senso di responsabilità e il dovere di impegnarsi affinché si realizzi il titolo della nostra iniziativa: essere noi la storia. Dobbiamo ritrovare la capacità e il luogo dove liberamente ci si parla e ci si confronta su alcuni valori fondamentali. Una rete in cui si discute”. Una rete trasversale ''non intesa come gestione trasversale del potere e degli affari, bensì come possibilità di mettersi trasversalmente d’accordo e costruire un pezzo di futuro per noi stessi e soprattutto per i nostri figli, condividendo qualche progettualità. Io credo che questa ultima sia la politica con la 'P' maiuscola, l’altra invece è la politica del portafoglio maiuscolo che non ci porta da nessuna parte e crea solo danni''. Una rete contro i muri: ''Siamo diventati il paese dei muri – ha detto sempre Fioroni – muri nello stesso partito, muri dentro le coalizioni, muri tra le coalizioni. Quando si erige un muro è la dimostrazione che non siamo convinti della forza delle nostre idee, è lo specchio della debolezza, della nostra incapacità. Significa che non crediamo più a niente e non sappiamo più costruire niente''.

D’accordo con Fioroni, l’eurodeputata Simona Bonafé, che ha analizzato il momento storico a livello internazionale e nazionale: ''E’ cambiata l’Europa, è cambiato il nostro Paese, è cambiato anche il modo di fare amministrazione locale. Non so se è la notte delle autonomie locali come sostiene ad esempio Cacciari, ma la politica dell’uomo solo al comando ha dimostrato qualche limite, dobbiamo riscoprire la funzione importante dei Consigli comunali, ma anche del partito e dei partiti in generale. Siano in un momento in cui non servono più banalità o twett di semplificazione della politica, ma pensiero profondo. E questo lo si fa con una costruzione di idee e la rete delle idee. Abbiamo bisogno di idee nuove di fronte a un momento complesso e problematico. La politica deve tornare a mettere insieme ideali''.

Segnali postivi quelli colti da Luisa Ciambella: ''In questa due giorni si è respirato un clima volto alla costruzione. Nonostante le difficoltà del momento dovute alla pandemia, vedo tanta gente che con abnegazione e disponibilità si è messa a disposizione di un progetto più grande. Perché la politica non è una malattia, non è un problema, ma è l’unica via per recuperare la democrazia che a ogni livello stiamo distruggendo. Lo abbiamo detto nella sessione mattutina quando abbiamo parlato di donne e dei problemi internazionali, dell’Afghanistan. Tra i momenti brutti vissuti dall’umanità, questo è sicuramente uno dei peggiori, ma nonostante tutto ciò c’è entusiasmo. Quella rete di cui parlavano Beppe e Simona in queste due giornate si è già palesata, è fatta da tante persone che si sono messe a diposizione volontariamente, a ogni livello, giovani e meno giovani, e che sentono sulla propria pelle la responsabilità di costruire un bene comune, non finalizzato esclusivamente all’interesse particolare e personale, come purtroppo ci capita di osservare intorno a noi. E’ solo questa la strada per garantire una democrazia vera, una pluralità di idee, cittadinanza a tutti coloro che vogliono costruire e non vogliono depredare''.

Ciambella ha rilanciato poi un tema a lei caro, quello del tirocinio civico come antidoto a quella politica che pensa di accaparrare facilmente il consenso delle persone con gli slogan: ''Al di là di un problema di selezione e formazione di una classe dirigente – ha aggiunto Ciambella – ci dobbiamo porre il problema di come entrare nelle vite dei cittadini. Un modo è quello di rendere le persone consapevoli di quanto sia difficile governare, dal livello del più piccolo ente locale fino a quelli superiori''.

''Per noi – ha concluso Ciambella - il faro è la costruzione del bene comune, del sacrifico, del tentare di fare la cosa giusta per tutti e non per una parte. Abbiamo scelto il percorso più complicato, non la strada più facile, però i grandi cambiamenti sono stati fatti dalle persone che hanno lanciato il cuore oltre l’ostacolo, reso possibile anche l’impossibile. Abbiamo cercato di gettare questo seme perché siamo convinti che sia l’unica strada da percorrere. Convinti di essere una delle poche speranze di cambiamento di questa provincia, così come di questa Italia''.

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