

I popoli hanno lottato da sempre per auto determinarsi. Con le armi, con la parola, con la penna. L’anelito di libertà è un istinto insopprimibile del genere umano. Per molti più importante della vita stessa. E la democrazia è libertà. I nostri padri, i nostri nonni, hanno combattuto per regalarcela. Per costruire questo grande paese, libero, indipendente.
Oggi invece un parlamento di nominati, con una legge incostituzionale, schiavo delle potenze finanziarie che lo controlla attraverso le fondazioni, fa e disfa governi, non legittimati dal voto popolare, mentre approva leggi che sottragono la ricchezza ai cittadini, cede le risorse, le capacità produttive strategiche, agli stranieri, i gangli vitali quali le comunicazioni, la moneta, il debito, i trasporti, le acciaierie, i beni culturali, la nostra arte, i nostri migliori cervelli, le riserve auree, tutto.
Preparano una legge elettorale che ridurrà ulteriormente gli uffici nei quali si scelgono i futuri deputati. Quelli che dovranno, dovrebbero, rappresentare il cittadino, e che invece, insieme all’investitura a membro della casta parlamentare, dovranno indossare e stringersi bene al collo il guinzaglio di chi li ha messi primi nel listino bloccato.
Questa non è democrazia. Questa è la peggior forma di dittatura. Quella subdola, mascherata, dal sorriso smagliante, che da decenni promette il paradiso in terra mentre ci sprofonda all’inferno.
È la democrazia dei partiti padronali di cui si ricorda più il nome del proprietario, o fondatore, o segretario di turno che il nome del partito stesso.
Ma c’è una speranza. Qualcosa si muove anche a Destra. I vari partitini, gruppi extraparlamentari, movimenti comitati e fronti stanno dialogando. Si stanno riunendo e coalizzando attraverso uno strumento che sfugge al guinzaglio dei padroni.
Le primarie. E non parlo di primarie limitate alla scelta del leader, ma di voto libero, aperto a tutti, per la scelta dei rappresentanti sul territorio, dal territorio, del territorio. Per la scelta del nome e del simbolo, della bandiera, che rappresenterà i valori condivisi. Per l’indirizzo politico sui temi più importanti ed attuali che i rappresentanti e la bandiera eletti dovranno perseguire.
Una vera rivoluzione. Un deciso passo verso quella democrazia partecipativa per troppo tempo negata da chi ci sta impoverendo. Una sommossa fatta con la penna e non con le armi. Forse l’ultima speranza prima di precipitare nel caos della primavera Araba o dell’inverno Ucraino.
Sabato e Domenica, il partito che fino a Domenica sera si chiama Fratelli d’Italia e da Lunedì porterà il nome deciso da Te, attiva nelle piazze, nei bar, nelle sedi , ovunque possibile, i tavolini dove discutere, conoscere i candidati, scrivere il nome e scegliere il simbolo, votare. Esprimere il proprio parere sulle scelte di politica Interna ed estera ed obbligare i rappresentanti scelti a perseguirla. In tutta Italia . Anche a Viterbo, e nella sua provincia.
Pierpaolo Pasqua, candidato per Viterbo e provincia