ANNO 16 n° 274
Picchiata perché
troppo occidentale
Vittima una ragazzina di quindici anni, adesso affidata ad una casa protetta

di Alessia Serangeli

VITERBO – Picchiata ripetutamente dal padre perché troppo occidentale e poco rispettosa delle tradizioni del paese di origine. Il Pakistan.

Una storia, quella vissuta da un’adolescente di quindici anni residente in un paesino della provincia viterbese, come ce ne sono a decine. Le pagine di cronaca nera, soprattutto negli ultimi tempi, raccontano di uccisioni e suicidi; di giovani donne frustate da padri e mariti padroni anche solo per aver osato togliersi il velo. Non tutte hanno il coraggio di denunciare, anzi: la maggior parte di loro tace e continua a rimanere vittima di abusi ed angherie da parte dei propri aguzzini.

La quindicenne pakistana, ma viterbese d’adozione, è stata fortunata: non è stata lei a chiedere aiuto, e nemmeno la sua mamma – totalmente soggiogata dal marito – ma un familiare che, per non avere ripercussioni, ha chiesto agli organi inquirenti di rimanere anonimo.

Non ne poteva più di assistere a scenate agghiaccianti; di vedere la ragazzina costretta ad andare a scuola con quelle evidenti cicatrici e lividi testimoni di quanto accadeva ogni volta che veniva colta in fallo. Bastava poco, era sufficiente uno scambio di parole con un coetaneo.

“Aveva l’ordine preciso del padre di non parlare con i maschi”, hanno spiegato gli uomini della Sezione reati contro i minori della Questura che hanno seguito la vicenda. “L’uomo, oltre a minacciare la figlia di rispedirla in Pakistan a chiedere l’elemosina, la picchiava selvaggiamente notando in lei atteggiamenti poco consoni alla cultura islamica”. Durante le indagini, oltre a predisporre un dispositivo di tutela nei confronti della ragazzina, gli investigatori hanno ascoltato diverse persone, tra familiari (alcuni omertosi e altri no) e compagni di scuola.

“Stando a quanto ci è stato riferito non era raro che la quindicenne si presentasse in classe con un occhio nero”. Ma fingeva fosse nulla di grave, inventando scuse che non stavano in piedi. L’epilogo c’è stato quando il padre(orco) ha scoperto che la figlia aveva un profilo Facebook, sul quale interagiva come miliardi di altri suoi coetanei in tutto il mondo. (Ad accezione del Pakistan, ovviamente).

A mandarlo su tutte le furie, in particolare, è stata una foto che ritraeva la ragazzina insieme ad un amico. Il fatto è accaduto di mattina, quando la quindicenne era a scuola. “A quel punto il parente che ha denunciato, ben sapendo cosa sarebbe successo non appena fosse rientrata a casa, ha chiesto il nostro aiuto”. E i poliziotti l’hanno subito prelevata dall’istituto per affidarla ad una casa protetta, così come disposto dal tribunale per i Minorenni di Roma; che ha anche sospeso la patria potestà al padre, indagato per maltrattamenti in famiglia.

Adesso, stando a quanto si è appreso da fonti ufficiali, la quindicenne sta bene: si è integrata nella nuova scuola e conduce una vita “normale”, da quindicenne: può fare le foto, parlare con i coetanei di sesso maschile e interagire sui social network. E non ha più paura di tornare a casa da scuola perché non c’è più il padre-padrone ad aspettarla.




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