ANNO 16 n° 274
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Perizia psichiatrica
per Giorgio De Vito
L'uomo accusato di aver ucciso a coltellate Marcella Rizzello

Inizierà domani, giovedì 21 luglio, la perizia psichiatrica su Giorgio de Vito, l’uomo accusato di aver ucciso Marcella Rizzello la mattina del 3 febbraio 2010, davanti alla sua bambina Giada che, all’epoca dei fatti, aveva soltanto 14 mesi.

Sarà compito di Maurizio Marasco, docente di psicopatologia forense all’Università La Sapienza, verificare la capacità di intendere e di volere di Giorgio De Vito il giorno dell’omicidio e del tentato omicidio dell’operaio di Fabrica di Roma Emiliano Liberati, costituitosi parte civile insieme a Mariola Henrycka Michta, ex compagna del 35enne napoletano.

La perizia, accolta dalla Corte durante la seduta del 17 giugno scorso, dovrà essere depositata entro sessanta giorni mentre i risultati saranno illustrati durante l’udienza del 21 ottobre.

OMICIDIO RIZZELLO – Era il 3 febbraio del 2010 quando Marcella Rizzello, 30 anni, viene trovata senza vita nella sua villetta di via dei Latini a Civita Castellana davanti agli occhi della figlioletta di 14 mesi. A scoprire il corpo della donna disteso sul pavimento, in una pozza di sangue, era stato, il compagno Francesco Vincenzi, rientrato a casa per la pausa pranzo dal locale in cui lavora come barista. A maggio, un 34enne Giorgio De Vito viene arrestato. L’operaio era stato rintracciato casualmente dopo aver accoltellato di un uomo (Emiliano Liberati) per motivi di gelosia.

TENTATO OMICIDIO – Tre mesi dopo l’omicidio di Marcella Rizzello l’operaio di Civita Castellana Giorgio De Vito viene fermato per tentato omicidio ai danni del nuovo compagno della ex, la polacca Mariola Henrika Michta. Il 12 maggio, spinto dalla gelosia, De Vito invita l’ex compagna a casa per prendere le ultime cose che aveva lasciato. Ma non appena la donna e il nuovo compagno entrano a casa vengono aggrediti dal napoletano con una scimitarra. Ad avere la peggio e Liberati che finisce in ospedale in prognosi riservata. Il napoletano viene arrestato e, un paio di settimane più tardi, grazie alla comparazione con il Dna trovata a casa Rizzello, si scopre che è sempre lui l’autore dell’omicidio della donna.




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