

di Andrea Stefano Marini Balestra
VITERBO - L’accusa per un pastore rumeno di violenza in famiglia il cui processo pende danti al Collegio del Tribunale di Viterbo che nell’inverno scorso fu formulata dalla Procura dopo la denuncia della moglie che riferì ai Carabinieri essere stata maltrattata dal marito non può essergli tolta benchè la denunciante abbia in pratica “perdonato” il suo aguzzino.
Era infatti accaduto che in una fredda notte di gennaio una donna, dopo aver percorso a piedi circa sette chilometri dalla campagna nei pressi del Lago di Mezzano sino a Valentano aveva riferito ai militari della stazione carabinieri di aver subito maltrattamenti dal marito, addirittura mediante uso di coltello.
Subito l’arresto dell’uomo, quindi il provvedimento di allontanamento dalla casa coniugale ed oggi il processo.
Nella deposizione testimoniale resa dalla donna davanti al Collegio, vi è stata una sostanziale ritrattazione, quindi la richiesta di revoca dei provvedimenti interdittivi nei confronti del marito.
Ma il “perdono” non è sufficiente per chiudere il processo. I reati per cui l’uomo è a giudizio come imputato sono perseguibili d’ufficio.
Quindi il processo continua.