ANNO 16 n° 275
Per Viterbo un 2013 senza speranza se questa politica non va in vacanza
LA SASSATA DI SASSI

di Arnaldo Sassi

Se è vero che il 2012 è stato un anno horribilis non è che il 2013 si presenti favorendo l’ottimismo. Stando almeno a quanto si legge in questi giorni sulla stampa locale, dove primeggiano argomenti che non fanno altro che ribadire come questa classe politica sia incapace e inadeguata.

Partiamo dalla questione arsenico: si sapeva dal 2010 che oggi sarebbe scaduta la proroga concessa dall’Unione europea sulla potabilità dell’acqua, ma si è perso tempo. Tanto. Perché ognuno ha pensato al proprio orticello e non a risolvere il problema (tranne qualche eccezione). Ebbene il risultato è che oggi siamo al si salvi chi può e al più classico degli scaricabarile, coi sindaci che protestano e se la prendono con la Provincia, con la Provincia che se la prende con la Regione e con la Regione che s’è liquefatta ormai da mesi dopo lo scandalo Fiorito, con annessi e connessi. Così da domani i viterbesi dovranno lavarsi i denti con l’acqua minerale perché quella che esce dal rubinetto può servire al massimo per detergere lo sciacquone. Nel frattempo la Talete (quel capolavoro di società pubblica che avrebbe dovuto gestire le risorse idriche del territorio) è ancora impantanata nelle difficoltà di bilancio e nel tira e molla coi Comuni riottosi a farne parte. Intanto però, la bolletta è lievitata, anche se gestione fa acqua (all’arsenico) da tutte le parti.

Seconda questione: i precari in Provincia. Marcello Meroi da un lato prova a fare il duro, dall’altro tenta impossibili mediazioni. In realtà è la personificazione di Quinto Fabio Massimo, il console romano soprannominato “il temporeggiatore”, in quanto la sua tecnica è una sola: quella del rinvio. Possibilmente alle calende greche. Oddio, in questo ennesimo pasticciaccio va detto – a sua difesa – che tale situazione Meroi l’ha ereditata da quelli che ci sono stati prima di lui, in quanto l’assunzione dei precari negli enti pubblici – da qualche anno a questa parte – è diventato il più classico dei malcostumi per dare un po’ di pane a qualche amico, o amico dell’amico. Che poi tutta questa gente sia utile veramente andrebbe dimostrato. Magari con l’approvazione di una pianta organica che tenga conto delle esigenze dell’ente. Ma tant’è. Destra e sinistra in questo pari sono state, ma adesso mandare a casa gente che lavora lì anche da dieci anni appare una vera e propria crudeltà. A casa dovrebbero andarci tutti coloro che questa situazione l’hanno creata. E invece… E invece gli autori dei misfatti sono più in corsa che mai, magari anche per uno scranno in Parlamento, giusto premio per la loro opera.

Terza questione: l’aeroporto. Il sindaco Marini, di fronte alla notizia che il Governo l’ha definitivamente cancellato, ha detto che adirà le vie legali. Vabbè. Lasciamo che il primo cittadino faccia la sua parte in commedia (dare la colpa a Monti è ridicolo quando il Pdl è stato al Governo per quattro anni e, se avesse voluto, avrebbe avuto tutte le possibilità per realizzarlo), ma per Viterbo questa è una bella notizia, per almeno tre motivi. Il primo: finalmente si finirà di prendere la gente per i fondelli col miraggio di un’intrapresa del tutto irrazionale dal punto di vista economico (soprattutto coi tempi che corrono). Il secondo: si eviterà un fortissimo impatto ambientale con la città, visto che la costruzione dello scalo era prevista a soli 3 chilometri dal centro abitato (insomma, una specie di Campino due). Il terzo: il Barco (per ora) è salvo in quanto la fantomatica lottizzazione Itet non avrà più alcun alibi per realizzare lì dove era previsto il suo centro turistico-termale. Con buona pace per la speculazione edilizia.

Post scriptum: meno male che ieri si è votato per le primarie del Pd. Dai nuovi virgulti della politica viterbese ora ci si aspettano sfracelli. Buon anno a tutti.




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