ANNO 16 n° 272
''Per mio figlio volevo lasciare il calcio''
Il campione bianconero Leonardo Bonucci ai microfoni di Repubblica

VITERBO - Ai microfoni di ''Repubblica'', ha parlato il calciatore viterbese, in forza alla Juvenus, Leonardo Bonucci. Un'intervista dedicata al figlio Matteo che lo ha portato a mettere il suo lavoro in secondo piano.

''In quelle settimane sono stato sfiorato dall'idea di abbandonare il calcio, avevo completamente accantonato l'obbligo di pensare al mio lavoro''. Si legge, in queste righe, di come si è manifestata la malattia e della sua sconfitta: ''A Matteo era stata rimossa una piccola ernia inguinale. Una sciocchezza, eppure abbiamo la sensazione che Matteo sia diventato un bimbo diverso. All'inizio pensiamo che la ragione sia da ricercare in un residuo di anestesia da smaltire, ma poi una serie di suoi comportamenti ci preoccupano. All'ospedale pediatrico Regina Margherita, gli esami diagnostici, rivelano una patologia acuta. Il giorno successivo Matteo entra in sala operatoria alle otto della mattina e ne esce alle quattro del pomeriggio''.

Le parole di un campione, ma soprattutto padre, che nonostante la grinta messa in campo, viene ricordato anche per le successive interviste televisive che lo ritraggono in lacrime nel ricordo di quanti amici gli sono stati vicini in un momento tanto buio per la sua famiglia. Anche Dio è diventato un pensiero centrale: ''Mentre superava le porte della chirurgia mi sono seduto in un angolo della stanza e ho fatto una chiacchierata con Dio: sia fatta la tua volontà, gli ho detto, ma non dimenticare che è solo un bambino. Poi sono uscito dall'ospedale e ho trovato ad aspettarmi una trentina di persone. Per loro, per i miei compagni di squadra, per i tifosi, non soltanto della Juventus, che ci sono stati vicini in questi mesi ho pianto in tv''.

E mentre i miglioramenti di Matteo aumentano giorno dopo giorno tornano i ricordi del giorno in cui stava per abbandonare il calcio, perchè ha capito che c'è qualcosa che viene prima di qualsiasi partita. La sua carriera è iniziata proprio a Viterbo, la sua città: ''Per me è stato importante Carlo Perrone, che mi allenò alla Viterbese. Ero il centravanti e il capitano della squadra Berretti, avevo segnato quattro gol in sette partite, amavo essere decisivo, ma lui mi disse: Leo, devi fare il difensore centrale se ci tieni alla carriera. Cambiai ruolo di malumore, fu la svolta. Alberto Ferrarini, che è stato il mio mental coach: mi ha insegnato ad accettare i giudizi negativi senza più deprimermi e perdere la concentrazione. Antonio Conte, mi ha trasformato sul piano tecnico e tattico, e ci ha trasformati tutti alla Juve, prendendo una squadra dal settimo posto per portarla a tre scudetti consecutivi.'' L'ultima dichiarazione, però, è dedicata al figlio Lorenzo che appare sui social con la maglietta del Torino: ''O gli proibisco di frequentare i suoi migliori amici dell'asilo o me lo tengo così. Ci corre per casa imitando la cresta di Gallo Belotti. Voleva farsi stampare sul retro della maglia granata il nome di Pogba...gli ho detto che no, questo proprio non me lo poteva fa'!''.




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