ANNO 16 n° 274
Peppe Sini inizia lo sciopero della fame
''Digiuno per diritto di voto di tutti quelli che vivono stabilmente in Italia''

Riceviamo e pubblichiamo da Peppe Sini

VITERBO - Inizio oggi, lunedi' 8 maggio 2017, un digiuno per il riconoscimento del diritto di voto a tutte le persone che in Italia stabilmente vivono.

Un digiuno a sostegno dell''Appello all'Italia civile: una persona, un voto' di cui sono primi firmatari padre Alessandro Zanotelli e la partigiana e senatrice emerita Lidia Menapace e che e' stato sottoscritto da numerose altre illustri personalita' dell'impegno culturale, morale e civile.

Quell'appello sottolinea che fondamento della democrazia e' il principio 'una persona, un voto', e pertanto che 'l'Italia essendo una repubblica democratica non puo' continuare a negare il primo diritto democratico a milioni di persone che vivono stabilmente qui'.

Ed in effetti 'vivono stabilmente in Italia oltre cinque milioni di persone non native, che qui risiedono, qui lavorano, qui pagano le tasse, qui mandano a scuola i loro figli che crescono nella lingua e nella cultura del nostro paese; queste persone rispettano le nostre leggi, contribuiscono intensamente alla nostra economia, contribuiscono in misura determinante a sostenere il nostro sistema pensionistico, contribuiscono in modo decisivo ad impedire il declino demografico del nostro paese; sono insomma milioni di nostri effettivi conterranei che arrecano all'Italia ingenti benefici ma che tuttora sono privi del diritto di contribuire alle decisioni pubbliche che anche le loro vite riguardano'.

E' un digiuno di tipo gandhiano, non un generico 'sciopero della fame': quindi non per forzare la volonta' altrui ma per richiamare se stessi al vaglio della coscienza, al lume della ragione, alla legge morale, alla sequela del vero; pertanto non ha altro fine che quello di segnalare un'ingiustizia, di testimoniare una sofferenza, di riconoscere e assumere personalmente la propria parte di responsabilita', e quindi anche di formulare un invito alla riflessione; e qualora questa riflessione portasse anche altre persone alla persuasione che sia ingiusto continuare a negare il riconoscimento del diritto di voto a tutte le persone che in Italia stabilmente vivono, allora e solo allora e' anche un appello all'azione nonviolenta affinche' questo riconoscimento divenga legge.

Mentre tanti orrori funestano il mondo, e la fame tortura tante vittime innocenti, so bene che il volontario digiuno di una persona puo' sembrare ridicolo o peggio. Chi mi conosce sa che non cerco pubblicita' per me stesso, che da tempo sono impegnato in iniziative di solidarieta', e quindi se mi decido a questo gesto non e' senza averlo meditato.

Ogni persona che condividesse l''Appello all'Italia civile: una persona, un voto' sopra ricordato sapra' cosa puo' e vuole fare a sostegno di esso: chi siede in Parlamento o in Consiglio dei Ministri puo' agire direttamente affinche' si legiferi in tal senso; tutte le altre persone possono esprimere pubblicamente il proprio convincimento, far circolare l'appello, promuovere altre adesioni, scrivere ai parlamentari... l'impegno nonviolento per la democrazia e i diritti umani ha infinite risorse.

Ovviamente oltre alla proposta dell'appello 'Una persona, un voto' sosteniamo anche le due proposte di legge presentate a suo tempo dall'Associazione Nazionale Comuni d'Italia (Anci) e dalla rete di associazioni della campagna 'L'Italia sono anch'io': ovvero la proposta di legge che reca 'Norme per la partecipazione politica ed amministrativa e per il diritto di elettorato senza discriminazioni di cittadinanza e di nazionalita'', predisposta dall'Anci con specifico riferimento alle elezioni amministrative e che puo' essere immediatamente approvata con legge ordinaria con la sola minima correzione (all'art. 2, comma primo, ed all'art. 3, comma primo) di portare a sei mesi il lasso di tempo di regolare soggiorno in Italia richiesto; e la proposta di legge che reca 'Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, Nuove norme sulla Cittadinanza', gia' approvata (sia pure con modifiche peggiorative) alla Camera, e che dovrebbe finalmente essere esaminata dal Senato nelle prossime settimane, proposta talmente di buon senso che su di essa non dovrebbe essere difficile raggiungere finalmente il consenso unanime di tutti i parlamentari non razzisti.




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