

di Giovanni Masotti
Le indiscrezioni sono sempre più fitte. Le incertezze, che sembravano finalmente diradate, pure. La travagliata vicenda del 'patto della notte', temporaneamente conclusasi con il positivo incontro di due settimane fa tra l' amministrazione comunale e le associazioni di categoria, rischia adesso di trasformarsi in un giallo, in una matassa aggrovigliata da pesanti risvolti legali che potrebbe addirittura arrivare a vanificare quanto deciso in via transitoria e valido almeno fino a ottobre-novembre prossimi in attesa della pronuncia definitiva.
Mentre, infatti, gli uffici di Palazzo dei Priori stanno mettendo a punto nei suoi complessi aspetti tecnici l' accordo raggiunto dopo tanta fatica - la delibera sarà pronta prima di Ferragosto - l' agguerrito Comitato dei cittadini di San Pellegrino sta seriamente valutando se avviare una dura battaglia giudiziaria con il Comune attraverso un ricorso al Tar, che - se passasse - interromperebbe il cammino dell' intesa conclusa con le organizzazioni datoriali e ne sospenderebbe i risultati a tempo indeterminato. Sarebbe un ceffone vibrato con forza, uno stop alle aspirazioni dei pubblici esercizi, che stanno uscendo con le ossa rotte da un lungo periodo in cui le loro attività hanno sofferto moltissimo le conseguenze di un orario 'corto' che li costringe tuttora in piena estate ad abbassare le saracinesche a mezzanotte nei gioni feriali e all' una in quelli festivi, impoverendo ulteriormente la vitalità del centro storico.
Il compromesso sopraggiunto, invece, aveva prolungato di un' ora le aperture (fino all' una nei feriali, fino alle due nei festivi, con una tolleranza di mezz' ora), un modo per restituire ossigeno a bar, locali e ristoranti e per consentire ai commercianti di recuperare le entrate sfumate in tutti questi mesi di sordina, rimpinguando parzialmente le loro casse.
Per tutta la durata della 'telenovela' le posizioni si erano chiaramente manifestate: i gestori per ampliare le aperture, i comitati dei residenti - timorosi di schiamazzi, incidenti e movide selvagge - fieramente contrari, la giunta comunale nella scomoda posizione di mediatrice tra tensioni contrapposte. È scontato che se il Comitato di San Pellegrino, geloso custode della tranquillità notturna e non persuaso delle garanzie offerte in tema di sicurezza proprio a partire dagli esercenti (in stretto collegamento con le forze dell' ordine), optasse per la 'linea dura', ciò scatenerebbe un effetto domino dalle conseguenze imprevedibili e rischiose. Perché Palazzo dei Priori dovrebbe difendersi e risponderebbe a suon di carte bollate all' iniziativa dei cittadini. Ma non solo.
Alcune delle associazioni di categoria, a loro volta (in testa Confimprese), e qualche singolo esercente si schiererebbero a fianco del Comune e delle sue ragioni gettandosi a capofitto in una battaglia legale dagli esiti incertissimi, con una giurisprudenza in materia contraddittoria e variegata.
Insomma saremmo davvero al corto circuito più totale con le parti in lizza l' un contro l' altra armata. Quello che abbiamo tracciato è beninteso uno scenario ipotetico e al momento futuribile. Dipenderà tutto dal Comitato di San Pellegrino. Se, al suo interno, prevarrà la prudenza e la volontà di non radicalizzare lo scontro, tutto andrà come deciso fino a ottobre-novembre, quando verranno tirate definitivamente le somme dell' 'esperimento'. Altrimenti il caos.
Anche se il Comitato dei cittadini in questione dovrebbe considerare che gli episodi di violenza e di teppismo che non di rado si verificano a Viterbo, accadono fuori dai locali, in ora molto tarda, e che gli alcolici che innescano certe bravate non sono acquistati nei bar o nei club, ma derivano dalle 'provviste' fatte in precedenza, durante la giornata, nei supermercati e nei discount e poi trasferite nei soliti luoghi teatro di urla e risse in centro. Brutte faccende, queste, che con il prolungamento degli orari dei locali c' entrano pero' poco o niente. Poi, naturalmente, ognuno tira legittimamente le somme. Ma per il bene della città c'è da augurarsi che lo scenario che abbiamo delineato resti soltanto un' ipotesi.