ANNO 16 n° 273
''Patto della notte'', oggi l'incontro tra il Comune e le associazioni di categoria
Trattativa difficile, tutte le ipotesi in campo. I gestori dei locali premono

Giovanni Masotti

VITERBO - Alla fine, in gergo calcistico si direbbe in 'zona Cesarini', il Comune ha battuto un colpo. Dopo settimane e settimane di assoluto e imbarazzante silenzio, a quasi tre mesi dal precedente incontro, quando da più parti si era spenta la fiammella della speranza che il dialogo potesse mai riprendere. E invece un sottile spiraglio si è riaperto. Palazzo dei Priori ha accettato l' unanime richiesta delle associazioni di categoria e ha convocato finalmente un nuovo appuntamento.

Il D-day è fissato per oggi pomeriggio. La sindaca Frontini e l' assessore allo sviluppo economico Silvio Franco riceveranno i rappresentanti degli esercenti, assai stufi della lunga latitanza della giunta. Non ci saranno tempi supplementari per questa sfibrante vicenda del rinnovo del 'patto della notte', che coinvolge soprattutto il desertificato centro storico, bisognoso di una cura tonificante per riprendere il là e attirare più viterbesi e più turisti. Punto di svolta della delicata trattativa il prolungamento di un'ora dell'apertura di locali, bar e ristoranti almeno nella metà estate che è rimasta per tentare di rimpinguare gli attuali insoddisfacenti profitti a fronte del caro tasse e del caro bollette.

Il braccio di ferro con i residenti, che puntano invece alla tranquillità e al sonno non disturbato da musica e schiamazzi, è evidente. E alla giunta spetta sbrogliare l' intricata matassa. La richiesta è passare dall'1 alle 2 di notte, ma non si sa che cosa abbia in testa l'amministrazione comunale. Ipotesi, solo ipotesi in campo.

Una è che si opti per una soluzione salomonica. Alle una e mezzo tutti a casa, con un pizzico di tolleranza per consentire chiusure ordinate. C'è anche chi sussurra che si potrebbe arrivare a chiusure diversificate, dentro e fuori le mura. Troppo rischioso, però. Si presterebbe il fianco alle prevedibili proteste di chi si sentisse penalizzato da un' apertura più breve.

E allora, siamo sempre nel campo dei 'ma' e dei 'forse', sembrerebbe farsi strada l' adozione del 'modello Genova', della via d'uscita percorsa con un certo successo nel capoluogo ligure. Aperture procrastinate sì, ma somministrazione e consumo di alcolici consentiti da una certa ora solo all' interno dei locali e non in strada, misura chiaramente pensata per arginare i fenomeni di movida selvaggia.

A carico dei gestori la sorveglianza all'interno, come già accade ora in qualche caso. Rafforzamento dei servizi di sicurezza e pattugliamento da parte di forze dell' ordine e polizia municipale all' esterno. Comunque la si metta, e qui sta il problema, ci troveremmo ancora di fronte al confronto-scontro tra due 'partiti': chi vuole che il centro rifiorisca e palpiti nelle notti d' estate, i residenti che non intendono rinunciare alla tranquillità e al sonno lontani dalla 'pazza folla'.

Palazzo dei Priori si trova davanti una via stretta e balbetta. Ma non può più nascondersi. Deve decidere una buona volta. Non ci saranno tempi supplementari. L'estate se ne è già in buona parte andata. Rinviare ulteriormente sarebbe mortale per la città. Una Caporetto per la giunta. Perchè il nulla di fatto è dietro l'angolo, minaccioso.




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