

di Antimo Verde
VITERBO – Un ringraziamento a quei Comuni che hanno collaborato, ospitando nelle strutture dei loro territori i richiedenti asilo, ma anche un appello, con fermezza, a ridistribuire in maniera più equa nella provincia i prossimi nuovi arrivi di migranti. E' questo, in sintesi, il discorso fatto dal prefetto di Viterbo Rita Piermatti ai trenta sindaci e ai vertici delle forze dell’ordine presenti ieri mattina al Comitato per l’ordine e la sicurezza.
Una presa di posizione decisa quella del prefetto, nelle oltre tre ore dell’incontro a tratti acceso, che ha generato la reazione unanime e compatta dei primi cittadini della provincia, stanchi di sobbarcarsi sui loro territori i nuovi arrivi, senza nessun margine di dialogo e possibilità di decisione.
A scaldare gli animi, la nuova manifestazione di interesse da parte della prefettura, alla ricerca nella Tuscia di nuove strutture di accoglienza. La ricerca di mercato, perché per ora di questo si tratta, esclude quei Comuni, partecipanti allo Sprar e al Cas, ormai saturi e impossibilitati a gestire ulteriori migranti.
Fuori quindi Acquapendente, Bassano Romano, Blera, Bolsena, Canino, Celleno, Corchiano, Fabrica di Roma, Gallese, Graffignano, Grotte di Castro, Montefiascone, Onano, Oriolo, Orte, Proceno, San Lorenzo Nuovo, Vallerano, Vetralla e Viterbo.
''L’incontro non è stato soddisfacente – dice il sindaco di Blera, Elena Tolomei – perché fondamentalmente quello che chiedevamo era di essere coinvolti e di non venire a sapere le cose all’ultimo momento. Meno contrattazione con i privati e più concertazione con i territori. C’è stato chiesto di collaborare, noi abbiamo fatto presente che l’apertura c’è ma sono le modalità e l’approccio della prefettura che non permettono neppure di instaurare un dialogo serio. Noi veniamo a sapere tutto una volta che già sono state fatte le aggiudicazioni, quando già si è instaurato un rapporto contrattuale tra la prefettura e i privati, e all’ultimo momento ci viene chiesto di mantenere l’ordine pubblico all’interno dei paesi, sobbarcandoci i problemi delle nostre comunità. Questa non è collaborazione''.
''Abbiamo chiesto a gran voce – prosegue – che venisse rispettata la proporzionalità e l’esenzione dei territori, già nella rete Sprar, dalle assegnazioni straordinarie, e che ci sia una dialogo non soltanto a senso unico, anche per quanto riguarda l’informazione. In quest’ultimo caso ci è stato risposto, con estrema chiusura, che sulle assegnazioni c’è il sito internet della prefettura, che vale come informativa anche per noi sindaci. Questo è veramente stato il culmine''.
Duro il sindaco di Tarquinia e presidente della Provincia Mauro Mazzola, uno dei più fermi, durante il vertice, nel ribadire le proprie posizioni. ''È stato un incontro molto particolare – dice –, molto nervoso da ambo le parti. Credo che andasse condotto in modo un po’ più tranquillo. Non riescono a capire che i sindaci vogliono essere soltanto coinvolti. Il cittadino vede solo noi, non gli interessa cosa c’è dietro, siamo quelli che devono rispondere di tutto quello che succede nel Comune''.
''È vero – prosegue – che 'il prefetto può andare dove vuole', come ha detto a me, però sarebbe cosa intelligente chiamare il sindaco e dirgli 'andiamoci insieme', perché noi conosciamo il territorio e le sue criticità. Noi siamo stati eletti dai cittadini e dobbiamo dare loro le risposte che pretendono. Chi sta veramente nel caos siamo noi, non chi sta al governo o chi sta lontano dalle strutture''.
''Ho lanciato l’idea – racconta Mazzola - di fare un 'patto d’acciaio' tra sindaci e prefettura per dire basta al Governo. Il 3x1000 noi ce l’abbiamo. I 1200-1300 rifugiati sul territorio ci sono. Ora basta, dobbiamo chiudere, siamo arrivati alla nostra quota''.
Più abbottonato il sindaco di Civita Castellana, Gianluca Angelelli. ''C’è stato uno scambio di punti di vista – spiega – un po’ diversi, nel tentativo di trovare una strada comune. E’ difficile per tutti gestire questa situazione, lo è per la prefettura ma anche per i Comuni. Non esiste un colpevole. Dovrebbero circolare, secondo me, di più le informazioni, poi ognuno naturalmente farà la sua parte''.
Un incontro che non ha destato nessuna particolare sorpresa per Massimo Bambini, sindaco di San Lorenzo Nuovo. ''Non mi aspettavo niente di diverso – ammette –, noi abbiamo fatto le nostre rimostranze ma il prefetto, ovviamente, deve sistemare questa gente e ci troviamo in questo impasse. Le strutture sul nostro territorio sono già piene, abbiamo circa una ventina di rifugiati''. E se nessun nuovo ente rispondesse alla manifestazione d’interesse? ''Non voglio neanche pensarci'', risponde.
La colpa di questa situazione, invece, secondo il sindaco di Montalto di Castro, Sergio Caci, non è né dei sindaci né del prefetto, ma del Governo. ''Non ero personalmente all’incontro – spiega –, a cui è andato il comandante dei virgili urbani che mi ha riferito l'esito della riunione. Non condivido le strategie del ministero dell'Interno e di conseguenza delle prefetture, che sono soltanto però degli organi esecutori. Penso che anche loro non credano a quello che stanno facendo. La nostra linea è quella degli altri sindaci. E’ assurdo che vengano ospitati questi migranti di cui non abbiamo nessuna informazione, che non si lasciano prendere neanche le impronte digitali''.
''Noi abbiamo avuto – continua ancora Caci - un’esperienza un paio di anni fa, ma è stata negativa. Tutte le energie, il tempo e il denaro del Comune e dei servizi sociali impegnati in questa gestione, con casi di minori non accompagnati che venivano affidati al primo cittadino. Assurdo. Spero che la situazione venga gestita meglio, così di certo non va bene''.
''Comunque – conclude il primo cittadino di Montalto - siamo sindaci e abbiamo l’obbedienza istituzionale: se la prefettura ci impartisce un ordine dobbiamo eseguirlo. Non posso mettermi contro la linea del ministero dell’Interno, anche se non ne condivido le scelte, ma farò di tutto da uomo politico affinché non venga rieletto questo Governo, che non è stato eletto da nessuno''.