

di Antimo Verde
VITERBO - 1996, vent'anni fa. Le Spice Girls esordiscono con il loro album ''Spice!'' e diventano subito un fenomeno planetario. La Juventus alza per l’ultima volta al cielo, in quel di Roma, la Coppa dei Campioni, con Lippi in panchina a fumacchiare il suo sigaro della gloria. Nella primavera di quell'anno, dopo la vittoria alle elezioni politiche con la coalizione dell'Ulivo, Romano Prodi viene eletto per la prima volta presidente del consiglio.
Vent’anni fa nasceva anche un progetto che da lì in avanti ha permesso ai giovani europei di vivere un’esperienza unica e irripetibile fuori dai confini dei proprio paesi d’origine. Vivendo e facendo volontariato all’estero da due mesi fino a un anno, ospiti di associazioni locali qualificate, con tutto quel bagaglio di esperienze in più che tutto ciò può portare.
Spegne le 20 candeline lo Sve, il Servizio di Volontariato Europeo, il fratellino più piccolo del progetto Erasmus, per capirci. Quasi 100mila i giovani, dai 17 ai 30 anni, che sono partiti da quel 1996 in giro per tutto il continente per vivere questa esperienza, impegnati come ''volontari europei'' nei progetti locali in vari settori: cultura, sport, assistenza sociale, arte, patrimonio culturale, ambiente, sviluppo cooperativo, protezione civile ecc…
Milleduecento gli italiani che sono partiti, solo nell’ultimo biennio. Tra questi, si aggiungerà presto anche Romeo, un giovane ragazzo di Viterbo, pronto a preparare le valigie appena arriverà l’autunno e a salutare tutti per imbarcarsi in questa avventura.
''Andrò a Leon, in Spagna, parto il 1 ottobre e starò via per quasi un anno'' racconta il ragazzo.
''Ho scelto di fare il volontariato europeo perché è un'opportunità importante per i giovani. Permette di fare un’esperienza lavorativa all’estero a costo zero, perché tutti i volontari hanno vitto e alloggio pagato dalle associazioni ospitanti e anche il biglietto aereo per il viaggio viene rimborsato quasi completamente. Oltretutto c’è un piccolo rimborso spese settimanale che si riceve lì sul posto''.
''È un’esperienza – continua Romeo - che permette al volontario di crescere sotto il profilo umano perché si offre, all’associazione ospitante, lavoro e tempo in cambio dell’essenziale. Questo può aiutare le persone a capire quali sono le cose veramente essenziali nella vita, oltre a dare un contributo alle comunità dove vengo ospitate. Io farò volontariato in un centro giovanile, con giovani tra i 5 e i 16 anni provenienti dalle fasce più disagiate della popolazione, dando una mano agli educatori del centro''.
''Cosa mi aspetto da questa esperienza? – conclude Romeo – Divertimi, crescere e imparare cose nuove, fondamentale questo.''
Mentre un volontario partirà per l’estero, altri ne arriveranno a Viterbo. Ospiti, come avviene da anni, della ''Fattoria di Alice'', sotto il coordinamento della Cooperativa Sociale Muovimente.
''Siamo l’unico ente accredito della provincia di Viterbo per il coordinamento dei volontari – spiega Cinzia Pasquali, responsabile della cooperativa - e ad aprile sono arrivati da noi otto giovani provenienti vari paesi europei ed extra-europei, come Azerbaijan, Turchia e una ragazza dalla Palestina. Abbiamo iniziato la collaborazione con la Cooperativa Alice nel 2011, con il primo progetto Sve da allora sono passati da noi una trentina di ragazzi di 17 diverse nazionalità''.
''I volontari – afferma – vengono preparati da noi prima del loro arrivo e vengono poi impegnati nella fattorie sociali della cooperativa e nei centri diurni, dove aiutano gli operatori sociali nelle attività con i disabili che vanno dalla terapia assistita con gli animali agli inserimenti lavorativi protetti, ma anche teatro, pittura e tutto ciò che permette l’inclusione sociale dei portatori di handicap''.
''È bello - prosegue la responsabile - vedere il legame che si crea il tra questi ultimi e i ragazzi, che all'inizio parlano poco o zero di italiano e magari vengono da Paesi dove non c’è ancora un'apertura verso questo genere di attività''. I volontari, tornando a casa nei loro Paesi d'origine, porteranno questa esperienza con sé e trasmettendola agli altri riusciranno, forse, a scuotere le menti più ottuse. ''Muovimente'', non a caso, è il nome scelto della cooperativa della Pasquali.
Ma c'è modo, finito il tempo del volontariato, di rivedere i ragazzi?
''Capita pure che decidano di rimanere qui, per vari motivi – conclude Cinzia –. L'ultimo è stato un ragazzo ucraino che a causa delle guerra civile scoppiata nel suo Paese abbiamo aiutato per fargli ottenere lo status di rifugiato politico. Ora vive e lavora qui, a Viterbo''.