ANNO 16 n° 267
'Paragonare il progetto del deposito nazionale italiano a quello francese č inappropriato'
Rodolfo Ridolfi spiega le differenze tra la 'realtā' francese e quella italiana

CIVITA CASTELLANA - (A.S.) 'Paragonare il progetto del deposito nazionale italiano a quello francese è inappropriato', a dichiararlo è Rodolfo Ridolfi, presidente del Comitato per la salvaguardia del territorio di Corchiano e della Tuscia, tra i soggetti più attivi e combattieri della provincia di Viterbo contro il nucleare.

'In questi giorni - spiega Ridolfi - si è tornati a parlare del deposito nazionale di rifiuti radioattivi e della sua possibile localizzazione (i famosi 21 siti su 50 individuati nella Tuscia ndr). Tra gli argomenti portati a sostegno della realizzazione del progetto si è fatto sovente riferimento al deposito francese situato nella provincia dell’Aube, vicino alle famose vigne produttrici di Champagne. Tuttavia ritengo che siano state riportate delle imprecisioni che rischiano di alimentare una narrazione propagandistica dannosa per il dibattito pubblico'.

'Il deposito francese - continua - si trova nella provincia dell’Aube della regione dello Champagne. Le vigne da cui si producono i famosi vini si trovano intorno alla città di Reims, la quale dista circa 200 chilometri dal sito di smaltimento dei rifiuti radioattivi. Per comprendere meglio l’attuale narrazione propagandistica è come se realizzassero il deposito di scorie a Frosinone ed iniziassero a chiamarlo deposito del Lazio, è chiaro che le ripercussioni sia ambientali che sociali che economiche non si possano avere a Viterbo, pur essendo i due luoghi nella stessa Regione. Infatti, i Francesi se ne guardano da chiamarlo deposito dello Champagne e giustamente lo chiamano deposito dell’Aube'.

'Inoltre - prosegue - la Francia ha scelto da tempo di investire nelle centrali nucleari, attualmente operative, e dunque non ha l'urgenza di stoccare definitivamente scorie di alta attività. In Italia, invece, senza centrali nucleari attive, si prevede di costruire un deposito nazionale che ospiterebbe anche rifiuti ad alta attività, creando una situazione completamente diversa, che rende inappropriato qualsiasi paragone con il contesto francese'.

Ridolfi esprime perplessità anche riguardo la natura demografica e ambientale di tale scelta: 'Il deposito francesce si trova in un’area scarsamente abitata, con circa 4mila abitanti nel raggio di 10 km. Se il deposito fosse realizzato, ad esempio, a Corchiano, nel raggio di 10 km si troverebbero circa 80.000 persone. Anche l'impatto su territorio sarebbe pesante in quanto si andrebbero ad intaccare aree agricole di pregio, coltivate da aziende agricole eccellenti, causando un danno economico incalcolabile al settore primario e al tessuto sociale. Diversa anche la tipologia di rifiuti che in Francia sono solo di bassa attività, mentre qui è previsto lo stoccaggio di 17 mila metricubi di scorie ad alta attività. Questi rifiuti - pericolosi per oltre 20 mila anni sono, secondo le norme internazionali, destinati ad essere sprofondati nelle viscere della terra e invece qui in Italia abbiamo scelto di parcheggiarli per almeno 100 anni in un luogo abitato nell’attesa che le prossime generazioni se ne occupino'.

'La localizzazione del deposito - conclude Ridolfi - è una scelta che deve basarsi su criteri oggettivi di sicurezza, tutela del territorio e rispetto delle comunità locali. Il nostro futuro e quello delle generazioni a venire dipendono da decisioni ponderate e trasparenti e da una comunicazione corretta ed aderente alla realtà'.




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