ANNO 16 n° 272
Pagamenti lumaca, a soffrire di pił sono le piccole e medie imprese
A Viterbo sono 19 i giorni di ritardo con i quali l'ente liquida i fornitori, a Civita Castellana 153

VITERBO - Dalla scadenza delle fatture passano mediamente diciannove giorni prima che il comune di Viterbo paghi i propri fornitori. A rivelarlo è l'ultimo studio della Cgia di Mestre sui dati del 2023, estrapolati direttamente dalla sezione 'amministrazione trasparente' dei vari comuni capoluoghi di provincia

Rispetto ai casi in cui i ritardi si possono definire a dir poco 'biblici', vedi Napoli maglia nera con 143 giorni, quella di Viterbo è una situazione che tutto sommato non presenta livelli di marcata criticità. Della serie 'bene ma non benissimo', se si pensa che la maggior parte delle aziende che soffrono di questi ritardi sono proprio le piccole e medie imprese, meno strutturate e economicamente più esposte.

Nel resto della Tuscia, invece, la situazione si presenta a macchia di leopardo. Analizzando la top ten dei comuni più popolosi, troviamo Civita Castellana e Nepi che, allo scadere dei trenta giorni previsti da normativa, pagano le fatture con 153 giorni di ritardo. Meno peggio a Orte (+34) e Montalto (+21). Tra i comuni più virtuosi troviamo invece Tarquinia, che paga mediamente con 19 giorni di anticipo, Tuscania (12 giorni), Montefiascone (-11 giorni) e Vetralla (-5)

A livello nazionale tra acquisti, consumi, forniture, manutenzioni, formazione del personale e spese energetiche, nel 2023 lo Stato italiano ha sostenuto un costo complessivo di 122 miliardi di euro. I debiti commerciali della nostra pubblica amministrazione ammontano a circa 50 miliardi di euro.

Come ha sottolineato la Corte dei conti in una delle sue ultime relazioni, nelle transazioni commerciali con le aziende private la nostra pubblica amministrazione pare stia adottando la prassi di saldare le fatture di importo maggiore entro i termini di legge mantenendo così l’Indicatore di tempestività dei pagamenti (ITP) entro i limiti previsti dalla norma, ma ritarda intenzionalmente il saldo di quelle con importi minori, penalizzando, così, le imprese fornitrici di prestazioni di beni e servizi con volumi bassi, ovvero le piccole imprese.




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