ANNO 16 n° 275
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''Orco'' di Orte - Riprende il processo sfilano
i testimoni dell'accusa

Flavia Ludovisi

VITERBO - Ripartirà nel primo pomeriggio di oggi, 18 settembre, il processo al presunto “orco” di Orte, accusato di violenza sessuale continuata e aggravata sulla figlia della ex compagna. Oggi saranno i testi dell’accusa ad essere ascoltati dal collegio, i giudici Gaetano Mautone, Eugenio Turco e Rita Cialoni. Tra i testi del pm Renzo Petroselli, oltre alla pediatra, l’assistente sociale e gli agenti della polizia che arrestarono l’operaio 40enne il 27 marzo 2011, figura anche la madre della presunta vittima, una cittadina di origine romena arrivata con la figlia pochi anni fa in Italia.

Durante l’ultima udienza, lo scorso 4 luglio, era stata interrogata la bambina, che oggi ha dieci anni. La sua testimonianza, che è avvenuta in un’aula protetta, è stata monitorata dalla psicologa Simonetta Taucci, ed è stata ascoltata in un’altra stanza tramite video. Oggi dovrebbe essere letta in aula la perizia svolta sulla bambina che, a luglio, ha sostanzialmente confermato e descritto ancora le violenze sessuali che era costretta a subire e gli atti osceni che il compagno della madre la obbligava a fare.

Anche in quell’occasione la bambina, che all’epoca degli abusi che sarebbero iniziati nel 2008 aveva 6 anni, aveva chiesto di avvalersi della deposizione scritta per ripercorrere le violenze subite. Episodio, quest’ultimo, che si era già verificato nel corso del primo interrogatorio, avvenuto lo scorso anno, sempre in audizione protetta, ma in Questura. Anche in quella circostanza, infatti, la bambina, sopraffatta dalla commozione, aveva fatto dei disegni per illustrare le brutalità cui era sottoposta.

Sua madre, invece, verrà ascoltata oggi. Madre e figlia, infatti, sono le prime due testimoni della lista, che ne conta quattordici, tra parenti e residenti a Orte, presentata dalla difesa nel corso della prima udienza che si è svolta lo scorso 8 maggio.

I legali dell’operaio di Orte, Giuseppe Picchiarelli e Giuliano Migliorati avevano depositato,poi, alla fine di giugno, l’istanza di revoca o sospensione della misura cautelare del carcere al Riesame di Roma. Per la difesa, infatti, non sussisterebbe più il motivo per il quale era stata disposta la misura cautelare della detenzione, ovvero il pericolo di reiterazione del reato di violenza sessuale per il fatto che la donna e sua figlia vivessero con lui nella stessa casa. Il Riesame ha però rigettato la richiesta di scarcerazione e, a breve, gli avvocati dell’imputato potranno conoscerne i motivi, anche se, sempre a breve, dovrebbero anche scadere i termini della misura cautelare del carcere.




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