


TERNI - Al via l’operazione Lybra, organizzata dalla Guardia di Finanza ed estesasi fino alla Romania, con il supporto tramite Eurojust delle autorità giudiziarie: alcuni soggetti nullatenenti, divenuti intestatari di società senza aver ottenuto fonti di reddito certificate, sono stati colpiti da un provvedimento con le loro aziende e i loro beni. È a tutti gli effetti un caso di riciclaggio e reimpiego di capitali di provenienza illecita. Il motivo alla base della frode è il seguente: quello di esporre e dichiarare in bilancio un ingente guadagno, senza però una documentazione individuabile.
Questo sodalizio fraudolento avrebbe visto l’adesione di più professionisti, che avrebbero attestato dichiarazioni fiscali false: sono stati approvati visti di conformità non aderenti alle fatturazioni delle società. Con l’Iva ceduta mediante accordi impropri, la società cartiera accollante e le società accollate (le titolari del debito tributario) hanno stretto una stipula con un garante, facendo scattare la disposizione.
Ad essere colpita è stata la città di Terni con altre 14 province, quella di Viterbo inclusa (anche Roma ha aderito alla speculazione). L’indagine sarebbe iniziata da un controllo fiscale, effettuato nei confronti di una società di consulenze ubicata a Roma, ma operante nel Ternano: questa sarebbe stata il garante e intermediario, per la gestione delle relazioni tra la parte detta in gergo “accollante” e quella accollata. 39 sono le attività perquisite dalla Procura, che ha trattenuto anche oggetti di lusso: gioielli, orologi, accessori, ma anche titoli bancari e contanti in valuta euro ed estera. 42 persone fisiche sono state interessate dal provvedimento.
Cosa ha contribuito al funzionamento di questi meccanismi fraudolenti? Certamente la società di consulenza, per mezzo di contratti di natura civilistica, avrebbe compensato i debiti erariali di molteplici contribuenti (in tutta Italia) con crediti generati da società terze, mettendo a disposizione anche la consulenza legale in caso di controllo dell’amministrazione finanziaria.
L’azienda cartiera avrebbe versato per conto di Inps, Inail e dell’accollato (contribuente) le imposte dovute attraverso la presentazione di modelli F24 e percependo come compenso il 60-70% dell'imposta dovuta. Diverse società avrebbero emesso, per inviarle in Italia, alcune false fatture che avrebbero utilizzato per bonificare all’estero i profitti illeciti.
La Procura è stata informata del reato: i magistrati hanno anche disposto l’acquisizione della documentazione bancaria. Le risorse economiche giunte in maniera indebita sarebbero state impiegate, secondo i militari del nucleo, per acquistare un deposito di prodotti petroliferi giacente a Terni del valore di 450 mila euro.