ANNO 16 n° 267
Operazione “Confidence”, ex direttore delle Poste a processo per peculato
Accusato di essersi appropriato di circa 80mila euro dei clienti: processo in corso al Tribunale di Viterbo

CASTEL SANT’ELIA – È entrato nel vivo al Tribunale di Viterbo il processo a carico dell’ex direttore dell’ufficio postale di Castel Sant’Elia, accusato di peculato nell’ambito dell’operazione “Confidence”. Secondo l’accusa, tra luglio 2016 e gennaio 2018 avrebbe sottratto ai clienti circa 90mila euro, di cui oltre 80mila versati in contanti su due propri conti correnti.

L’imputato, un 42enne di Sutri, fu immediatamente sospeso dall’incarico. A processo davanti al collegio presieduto dal giudice Savina Poli, è difeso dall’avvocato Daniele Nobili. Si sono costituite parte civile otto presunte vittime, assistite dall’avvocato Mara Mencherini, oltre a Poste Italiane, rappresentata dall’avvocato Antonio Sebastiano Campisi.

Le indagini, ricostruite in aula da un maresciallo della Guardia di Finanza, sono scattate dopo la denuncia della figlia di un’anziana cliente, insospettita dalla somma accreditata sul libretto della madre al momento dell’incasso di alcuni buoni fruttiferi postali: l’importo risultava inferiore rispetto al dovuto. La differenza, secondo l’accusa, sarebbe stata trattenuta dall’allora direttore e versata in contanti sui propri conti correnti nello stesso giorno, prima della chiusura dell’ufficio. L’uomo, è stato riferito, sarebbe stato l’unico ad avere accesso alla cassaforte.

Le indagini sono state condotte dalla Guardia di Finanza di Civita Castellana su delega della Procura, con la collaborazione del settore antifrode di Poste Italiane. Nella prossima udienza saranno ascoltate due ispettrici dell’azienda, mentre nell’ultima seduta è stato sentito il consulente tecnico-contabile della Procura.

Secondo l’impianto accusatorio, l’ex direttore avrebbe fatto accomodare le vittime in un locale separato, verificato l’ammontare del rimborso senza comunicarlo integralmente e, in caso di richiesta di accredito sul conto corrente, avrebbe versato solo una parte dell’importo, trattenendo per sé la somma restante e facendola risultare come consegnata in contanti.

Il procedimento prosegue con l’esame dei testimoni e degli elementi contabili raccolti durante l’inchiesta.




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