

Genitori sempre più adattivi verso le esigenze dei loro pupilli si esprimono in ogni narrazione mediatica: si sa che ai bambini è concessa la libertà, ma l'educazione si basa anche su punti fermi da non smussare. Sì, sarà forse una concessione poco elegante alla tradizione, ma - schieriamoci pure con qualche big degli studi pedagogici - certe piccole distrazioni che elargiamo non spiegano da sole il bene che vogliamo ai figlioletti, fratellini e cuginetti di cui siamo responsabili.
Dividere un nucleo famigliare o di appartenenza con i bambini è un'esperienza magnifica, che ripaga con prontezza gli interessati, ma nel vivere questo gioco di posizioni e contrasti, ci appesantiamo con quesiti da accademici. Meglio premiare o punire? Consolare o evitare il dialogo?
Certamente, è buona cosa per le famiglie valorizzare talenti, ambizioni, paure e necessità; risulta essere in più casi inefficace addossare progetti di vita incompiuti, non invitare i bambini a riflettere e smarcarli da ogni impegno quotidiano verso l'altro. Ma il bambino che era in noi, alla fine, di cosa aveva bisogno?
Semplice: dei suoi spazi, che non coincidono esattamente con quelli dei genitori (e anzi, da progetto della natura, se ne distanziano apertamente!). Airbnb, portale made in Usa che di spazi se ne intende, ha raccontato in uno spot crossmediale la convivenza genitori-bimbi in viaggio.
Eh sì, siamo più elevati e mondani, la vacanza bi-, tri- e plurifamigliare appartiene a un glossario sociale tramontato. E chi supera Airbnb, che si profila come un motore di ricerca, nel suggerire ai genitori le soluzioni più convenienti per l'epoca? Beh, gli alloggi da prenotare, sia chiaro. Mica i manuali di sopravvivenza ai figli!
Nella campagna pubblicitaria, l'illustrazione dinamica di una famiglia di tre in pigiama fa sorridere (ma anche riflettere, direbbero i navigati di certe frasi 'cotte e mangiate'): l'ambientazione è Parigi, che in notturna è bellissima, ma i nostri ospiti-tipo hanno probabilmente sgomitato in aeroporto per la priority class, mangiato al volo tra ninne nanne recitate a mozzichi, letto cataloghi sull'arredamento degli interni. Perciò, modalità sonnellino per tutti... Ma la mamma e il papà, ai confini del loro compito di cura, hanno pur sempre l'intimità di coppia. Eresia o garanzia di benessere?
La speaker, infatti, si pronuncia rassegnata: 'Se prendi una stanza con i bambini, vai a dormire alla stessa ora dei bambini'. Apriti Cielo!
Qui si potrebbe dire tutto e il suo contrario: coinvolgere nel viaggio il figlioletto rappresentato è stata una scelta dei genitori, quindi per loro l'assecondare il suo orologio biologico non dovrebbe essere un ripiego. La salute non è un aspetto da minimizzare, lo sappiamo tutti, così come le esigenze dei più piccoli, che ancora - nonostante i navigatori e qualche gioco istruttivo ottimistico - Parigi non la sanno nemmeno collocare. Chi glielo racconta, invece, che è capitale della Francia e che la créme brulée non si raschia col cucchiaino? Nessuno, e forse è un bene che non avvenga: l'infanzia ha bisogno di risposte alle domande, non di insofferenza a quell'innocenza che rimpiangiamo.
Insomma, i tre si mettono il pigiama con la zip, condividono il lettone (e qui le fazioni duellano)... Ma Airbnb il trucchetto ce l'ha: ok, i bimbi sono i benvenuti. Ma i grandi, a chi li lasciamo? Ai film di fantascienza, alle letture compulsive e ai messaggi dimenticati in fondo ai celebri gruppi della scuola?
Ecco che, prenotando con Airbnb, i bambini vanno a letto quando se la sentono, ma al piano di sotto i genitori si guardano i fuochi artificiali sui Campi Elisi. Carino, eh?
Sì, ma forse a quel quadro di libertà manca l'ingrediente che lega: il bimbo stesso, perché possa capire di non essere estromesso dallo spettacolo. Però, se ci si pensa, più o meno tutto è filato liscio... E Parigi è ritornata magicamente il quadretto di sempre, lasciando estatici i suoi spettatori.
Va tutto bene, tutto è perfetto, organizzazione top... Ma l'intimità non è il frutto della gentile indulgenza dei figli, è invece l'antiage più efficace per i genitori, la linea di demarcazione tra la persona per cui vivono, il bambino, e la persona che li tiene in vita, la propria. E soprattutto, non è mai soltanto relax: una coppia, se lasciata ai suoi scampoli di simbiosi, medita, esplora, crea, restaura. E sceglie di resistere ai dubbi, quelli veri e nodali, magari disgregandosi un po', o magari ritrovandosi nel pieno brillare del momento più grande del suo cammino: quel pianto che poi è diventato risata, primo passo, prima parola, prima marachella... Prima definizione di bellezza.