

di Flavia Ludovisi
VITERBO – Sono stai ascoltati ieri mattina, 20 gennaio, nell’aula della Corte d’Assise del tribunale di Viterbo i testimoni presentati dall’avvocato Enrico Valentini che assiste Giorgio de Vito, accusato dell’ omicidio di Marcella Rizzello in concorso con la polacca Mariola Henrijka Michta, già condannata con rito abbreviato a diciotto mesi di reclusione.
Era il 3 febbraio del 2010 quando Marcella Rizzello, 30 anni, viene trovata senza vita nella sua villetta di via dei Latini a Civita Castellana davanti alla figlioletta di 14 mesi. A scoprire il corpo della donna disteso sul pavimento, in una pozza di sangue, era stato il compagno Francesco Vincenzi, rientrato a casa per la pausa pranzo. A maggio Giorgio De Vito viene arrestato. L’operaio era stato rintracciato casualmente dopo aver accoltellato un uomo, Emiliano Liberati, per motivi di gelosia. Proprio grazie a questa circostanza, il dna di De Vito risultò essere compatibile con quello trovato a casa Rizzello e si scoprì anche l’autore dell’omicidio della donna.
De Vito, dichiarato “capace di intendere e di volere” dai consulenti che lo hanno sottoposto a perizia psichiatrica, il 9 dicembre 2011, interrogato dalla pubblica accusa (Luigi Petroselli) e, a seguire, da parti civili (rappresentate dagli avvocati Fabrizio Ballarini e Stefania Sensini), e difesa (avvocato Enrico Valentini) ha fornito la sua versione dei fatti dichiarandosi innocente e completamente estraneo ai fatti.
Ieri mattina, 20 gennaio, di fronte alla Corte presieduta dal giudice Maurizio Pacioni, la difesa ha presentato otto testimoni, tutti carabinieri, tra cui Barbara Vitale, ufficiale psicologo dell’Arma che all'epoca era in servizio presso il Racis, che intervenne nelle primissime fasi dell’indagine, quando ancora non erano stati arrestati né De Vito né la sua compagna Mitcha.
La Vitale tracciò un ipotetico profilo criminologico dell’assassino, all’epoca ancora senza volto, riassunto in tre diverse ipotesi. “L’autore del delitto – ha spiegato il maggiore - potrebbe essere conosciuto dalla vittima la quale lo ha fatto entrare in casa tranquillizzando il cane e con cui avrebbe avuto una relazione sessuale degenerata in un atto violento. Oppure potrebbe trattarsi di un soggetto conosciuto dalla vittima ma non appartenente alla cerchia di persone da lei abitualmente frequentata che avrebbe agito in uno stato di forte alterazione per aver fatto uso di droghe’’. “ O ancora – continua il maggiore – potrebbe trattarsi di una persona sconosciuta alla vittima che avrebbe reagito con violenza a fronte di un suo rifiuto’’.
In ogni caso queste, come ha sottolineato più volte il maggiore Barbara Vitale, sarebbero tutte ipotesi astratte, fatte senza aver dato un volto all’assassino e senza, soprattutto, la perizia del medico che escluse ogni rapporto sessuale, consenziente o meno.
Le altre testimonianze si sono basate invece, essenzialmente, sulle tracce di sangue rilevate nell’abitazione della vittima e sui reperti.
Il primo a prendere la parola è stato il maresciallo Trapani del Ris di Roma che partecipò agli accertamenti tecnici sul reperto asciugamano bianco a fiori rosa che dichiara: “Non sono mai entrato nell’abitazione della Rizzello, ma il risultato della perizia sul reperto confermò cinque tracce di sangue, tre appartenenti ad un soggetto di sesso femminile e precisamente alla vittima e due ad un soggetto di sesso maschile ma ignoto’’.
Il secondo ad essere interrogato è il capitano Iacovacci sempre del Ris di Roma. “ Il 5 febbraio 2010 – dichiara – partecipai all’ispezione dell’abitazine di Marcella Rizzello, se non ricordo male era il primo accesso che facevano gli operanti del Ris’’.
“In quell’occasione documentammo tracce ematiche presenti nel bagno padronale e all’ingresso dell’abitazione. In particolare, nel bagno, le macchie di sangue erano dappertutto, sull’interruttore della luce, sul lavandino, sul pavimento e sulla porta oltre a diverse gocciolature’’.
Incalzato dall’avvocato Valentini, Iacovacci ha ripreso illustrando la tecnica che è stata utilizzata dal Ris per catalogare le tracce, chiamata multi accesso e in base alla quale viene selezionato solo un campione di tracce più significative da far analizzare in laboratorio, le altre restano a disposizione all’interno del locale posto sotto sequestro.
A seguire la descrizione dell’intervento del comandante della stazione dei carabinieri di Civita Castellana Greco che si recò sulla scena del delitto il 3 febbraio del 2010, giorno dell’omicidio. “Sono arrivato a casa Rizzello verso le 14 (il delitto sarebbe avvenuto intorno alle 13, ndr), e ho trovato sul posto Francesco Vincenzi, sua sorella Elisabetta e gli operatori del 118. Appena entrato nell’abitazione mi sono reso conto subito della gravità della situazione quindi ho fatto uscire tutti e chiamato il nucleo investigativo di Viterbo per lasciare il più possibile intatta la scena del crimine’’.
Gli altri teste ascoltati, presentati dall’avvocato Valentini, hanno partecipato alle indagini o sono intervenuti sulla scena criminis in maniera più marginale. Ma la lista dei testimoni della difesa, seppur snellita rispetto ai 109 teste da interrogare presentati inizialmente, non è finita.
L’udienza, infatti, è aggiornata, al 3, secondo anniversario dalla morte di Marcella Rizzello, e al 4 febbraio prossimi in cui verranno ascoltati altri 30 teste, tra cui il maggiore del Ris Sarapo e i vicini di casa della vittima che erano presenti il giorno del delitto. Con queste ultime due udienze si chiuderà la fase istruttoria del processo e inizierà la discussione.