ANNO 16 n° 275
Omicidio Rizzello, riprende il processo
Secondo la perizia psichiatrica Giorgio De Vito č capace di intendere e volere

VITERBO – Ormai tutti - accusa e difesa, giudici togati e popolari, gente comune che ha seguito le brutte vicende di cronaca di cui adesso è l’accusato principale – nutrivano forti dubbi sul fatto che Giorgio De Vito fosse sano di mente.

Tante le menzogne raccontate nel corso dei vari interrogatori cui è stato sottoposto (come quella del fratello gemello per giustificare la presenza sul luogo del delitto del suo Dna); troppe le sortite - a dir poco sopra le righe – di cui si è reso protagonista (come quella in cui è arrivato a tacciare con un epiteto non ripetibile il sostituto procuratore Renzo Petroselli durante un’udienza).

E, invece, secondo la perizia psichiatrica depositata ieri l’altro (era iniziata il 21 luglio scorso) De Vito è capace di intendere e di volere. Quella mattina del 3 febbraio 2010, quindi, quando ha ucciso con una trentina di coltellate Marcella Rizzello davanti agli occhi della figlioletta Giada, era perfettamente consapevole. E lucido.

Questa mattina, con inizio alle ore 9, riprenderà il processo in Corte d’assise a carico del napoletano e, come è facilmente prevedibile, sarà proprio la perizia l’oggetto di discussione principale dell’udienza.

La faccenda giudiziaria, tuttavia, non è così semplice come appare. Innanzitutto, lo ricordiamo, c’è la questione di Mariola Henrijka Michta, la polacca già condannata con rito abbreviato a diciotto anni di reclusione per concorso in omicidio. La donna, accusatrice di De Vito e teste chiave del delitto, la mattina del 3 febbraio non era a Civita Castellana, come documenta un certificato del Cto Alesini di Roma, dove la Michta si era recata per alcune visite mediche. A questo punto i nodi da sciogliere sono almeno due: se la polacca non era sul luogo del delitto perché non l’ha detto subito in modo da scagionarsi? E inoltre: come ha fatto a raccontare dovizia di particolari gli attimi in cui l’efferato omicidio si è consumato?. Domande, queste, cui la Michta dovrà rispondere quando salirà sul banco dei testimoni.

C’è poi un'altra circostanza, sempre inerente alla capacità di intendere e di volere del campano. Sì, perché anche il giudice Franca Marinelli, nell’ambito del procedimento per tentato omicidio ai danni dell’operaio di Fabrica di Roma Emiliano Liberati, ha disposto un’altra perizia psichiatrica sull’imputato De Vito. Che, nel caso desse responso opposto, imporrà il ricorso ad una superperizia.

Eva Kant

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