ANNO 16 n° 260
Omicidio di Capodimonte, dieci anni a Melaragni
Accusato di aver ucciso la compagna a colpi di pistola nel gennaio 2008

VITERBO – Dieci anni e sette mesi di reclusione: questa la condanna inflitta con il rito abbreviato dal Gip di Viterbo Franca Marinelli a Settimio Melaragni, l’immobiliarista di 57 anni, residente a Copodimonte, accusato dell’omicidio della sua fidanzata, Daniela Nicoleta Hatmanu, romena, uccisa a colpi di pistola la notte tra il 30 e 31 gennaio 2008. Il Pm Renzo Petroselli aveva chiesto che gli fossero inflitti 16 anni di carcere e tre di libertà vigilata. La difesa, invece, aveva chiesto l’assoluzione, in quanto Melaragni avrebbe sparato, in preda al panico, “per legittima difesa putativa non colposa o, in alternativa, per legittima difesa colposa”.

L’imputato ha sempre sostenuto di aver sparato perché, mentre dormiva, era stato svegliato di soprassalto da un rumore e, volgendo lo sguardo verso il corridoio, aveva visto un’ombra. Preso dal panico, afferrò la pistola che teneva nel comodino e fece fuoco tre volte. Subito dopo accese la luce e si accorse di aver ucciso la fidanzata che, nel frattempo, si era alzata per recarsi in bagno. I tre proiettili l’avevano colpita a una coscia e al torace.

L’uomo giustificò la sua reazione raccontando che nell’ottobre del 2007, alcuni banditi, entrati in casa sua per una rapina, lo avevano brutalmente violentato. Aggiunse di non aver sporto denuncia per motivi di riservatezza. Precisò che quella sera aveva fatto uso di droga, quindi, in un primo momento, non si rese conto appieno di quanto gli era capitato. Ma la circostanza è stata successivamente smentita, durante il dibattimento, da un’altra donna romena che aveva una relazione con lui in quel periodo.

 Melaragni, proprio in virtù della presunta violenza sessuale subita fu dapprima ammesso agli arresti domiciliari e poi definitivamente scarcerato. Ma venne di nuovo sottoposto ai domiciliari con l’accusa di estorsione e calunnia ai danni della donna romena che durante il processo per l’omicidio della sua connazionale ha smentito la violenza sessuale che l’uomo asseriva di aver subito.

Secondo le indagini dei carabinieri, Melaragni l’avrebbe ingiustamente accusata di furto e stato di incapacità procurato con violenza. Inoltre la accusò di essere responsabile della rapina durante la quale fu violentato da due malviventi, a suo dire romeni.

Stando alle ricostruzioni dei militari, invece, Melaragni avrebbe costretto la donna ad abitare nella sua stessa casa e ad avere rapporti sessuali con lui. Minacciandola che, se si fosse rifiutata, avrebbe pubblicato delle foto che la ritraevano nuda.

Infine il verdetto del Gip che lo condanna a 10 anni e 7 mesi di reclusione, contro il quale i difensori di Melaragni hanno annunciato appello.

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