

VITERBO - Servirebbe una preparazione da bordocampo per commentare certi successi, certe sorprese, certe disfatte al “pallone”: in questo ambito, noi focosi italiani siamo sorgente di paragoni fortunati. Riduciamo in scala le nostre emozioni, fino a diventare i padroni del campo… O almeno, questo succede nei confini dei nostri ricordi.
Chi l’ha detto che gli attuali giocatori non sappiano restituirci il calcio di una volta, nonostante – lo ammettiamo con finezza – giocare per vincere banalizzi le emozioni? È vero, dobbiamo rincorrere quella palla e buttarla in porta, senza troppe remore. Però, è certo un altro caposaldo: è l’unione della nostra audience a trasformare ogni partita in traguardo, regalandoci rari momenti di distensione.
Siamo un popolo che, dal movimentato Novecento, al suo calcio ha dedicato più di un secolo di storia, radicando formazioni nei territori locali e creando collezioni di storie bellissime. Oggi non apriremo l’album delle figurine, ma quegli scorci pubblicitari che eternano l’attimo: memorabile o più statico, ciò che conta è averlo vissuto, in un Paese che ha fatto del goal la punta del suo orgoglio atletico.
Sportswear e passione: Tardelli e Cabrini nello spot di Robe di Kappa (1982) - https://www.youtube.com/watch?v=vSpuk9FcfTE

Movimento, corsa, allenamento, ripresa: due atleti che fanno del loro meglio, tra routine e fatiche, hanno bisogno di questi ingredienti. Nello spot di Robe di Kappa, confezionato nel mitico ’82 all’indomani del Mondiali di calcio, vediamo Tardelli e Cabrini – presentati dalla voice over e dalla didascalia “I Campioni” – prepararsi in normalissime strade per nuovi successi agonistici. I due corrono, tra un blocco voluto dell’inquadratura e un brand che, quasi timidamente, schiude la crisalide pubblicitaria solo alla fine. Un fermo immagine su un’estate appena trascorsa, che ha portato con sé due ulteriori medaglie: la celebrazione trasversale della vittoria e ogni formazione socio-politica pienamente inserita in una festa permanente. Frame old fashioned, genuinità e genialità si fondono in uno spaccato ideale.
Enfasi e Nutella per i Mondiali 2006: una gioia da alimentare - https://www.youtube.com/watch?v=fwL6s5pJCuM

È ovvio che, per la Nazionale di calcio, l’Italia piange, dorme sonni frizzanti e tifa coralmente. Questo spot di appena 20 anni fa, però, ha quel sapore ritmato e scandito di strategie pubblicitarie semplici, in cui la realizzazione cromatica prevale sul ventaglio di significati. Cosa significa? A fare da trama alle immagini è una delicata cortina azzurra, come le maglie degli eroi dei nostri campetti. La voice over sembra essere quella di un amico d’infanzia, che, in un alternarsi di cartoline emblematiche, invita soprattutto i nuclei famigliari a tifare Italia ai Mondiali imminenti: l’immagine conclusiva è una rimpatriata a casa tra parenti. La TV fa da leitmotiv, la Nutella da carburante: una suggestione ancora lontana dalla circolazione social del prodotto. Qualcosa, infatti, sarebbe successo a breve: la Nazionale, quella coppa dei sogni, l’avrebbe alzata con tutto il suo cuore.
Il genere billboard e la sua prima diffusione: Telecom Italia e i Mondiali in Sudafrica (2010) - https://www.youtube.com/watch?v=3f5dtwQkOmQ

Ve la ricordate l’ondata “Waka Waka”? E adesso, tra all you can eat di tormentoni estivi dalle piattaforme di riproduzione immediata, la sapreste ricollocare, trascendendone il mito musicale? Questa si chiama innovazione, ma nel 2010 si chiamava velocità: una canzone in grado di arrivare a tutti con estrema facilità, riproducibile nelle movenze anche dai meno esperti e soprattutto – ammettiamolo – tanto orecchiabile da essere televisiva. Più che televisiva: meta-mediale. Così funziona la billboard pubblicitaria e il genere dell’annuncio veloce: poche parole, brand centrale, priorità alla persuasione visiva. Tim e Telecom Italia strutturano in questo modo il lancio pubblicitario della soluzione “Impresa Semplice”, annunciata come “braccio destro” dallo speaker. Due mani allineate, una palla portata verso una porta stilizzata: quel goal italiano che dura appena 7 secondi, ma che, come un emblema di rapidità, è già passato per gli spot successivi.
Pizzul vola in Brasile in una giornata al mare: la convenienza Fiat e i Mondiali del 2014 – https://www.youtube.com/watch?v=OSnJah-Z5gY

Telecronaca simpaticissima a una partita di ragazzi: giocano solo in cinque, ma le offerte Fiat sono pronte a far quadrare i conti. Bruno Pizzul è sotto il suo ombrellone, in una rilassante giornata al mare, e si sta tentando a parlare in portoghese senza incespicare. L’interpretazione italiana della lingua, che la rende bizzarra ed estremamente comprensibile, prova a parodiare le radici del calcio, senza ridicolizzare il portento brasiliano della fine tecnica calcistica. Il risultato è una realizzazione che non presenta elementi di svolta o distinzione, ma mostra la storicità dell’ironia italiana in ogni situazione relazionale.
Gli anni d’oro… O gli anni che ricordiamo di più? Non lasciamoci abbattere dalla casualità di un punteggio, ma riproviamo a dare al nostro calcio il supporto e quella passione agonistica che merita: mai accanirsi, sempre sorridere; mai dannarsi l’anima, sempre allargare il cuore.