


CIVITA CASTELLANA - Continua con successo l'opera di informazione da parte di associazioni e comitati contro l'ipotesi di costruzione di un deposito nazionale di scorie nucleari nella Tuscia, prospettato da Sogin su 21 siti potenzialmente idonei nella provincia di Viterbo. Diversi appuntamenti in varie città del viterbese si stanno intensificando in queste ultime settimane in vista della seconda marcia No Scorie che si terrà il 6 aprile al parco di Vulci di Montalto di Castro e poi l'11 maggio di nuovo a Corchiano.
Ieri pomeriggio all'Aldero hotel l'Asta, associazione spontanea per la tutela degli agricoltori con il suo presidente Fernando Monfeli, ha organizzato un incontro divulgativo molto partecipato. Presenti Famiano Crucianelli, presidente del Biodistretto della via Amerina, Angelo di Giorgio professore di chirurgia oncologica, Antonio Scarelli matematico esperto in processi decisionali e Antonio Menghini geologo. L'incontro ha rappresentato l'occasione per ribadire il convinto 'no' di un territorio ad ospitare il deposito nazionale che raccoglierà 95mila metri cubi di scorie nucleari.

Fernando Monfeli
'Come agricoltori e abitanti di questa meravigliosa terra - ha esordito Monfeli -, come proprietari di immobili e investitori nello sviluppo non possiamo permetterci di rimanere passivi di fronte a quella che in realtà non è una trasformazione ma una vera e propria squalifica. Il nostro settore, cosi come tanti altri saranno distrutti, divorati da un progetto che lascerà solo macerie'
'Non solo il settore agricolo - risponde Di Giorgio -, ma anche quello turistico e dell'edilizia subiranno danni incalcolabili. Per non parlare dell'aspetto sanitario: la Tuscia è la prima provincia del centro Italia per numero di tumori, undicesima fra le 110 province italiane; oltre la metà dei tumori che ci affliggono risulta essere sopra la media nazionale del 30 percento. Bastavano questi dati per escludere la Tuscia dal report della Sogin, eppure le nostre osservazioni sono state ignorate'.
'I criteri che ha utilizzato Sogin nel processo decisionale - ha affermato Scarelli - sono frutto di errata valutazione. L'idea di una discarica ubicata in un'unica area è obsoleta e le condizioni geo politiche di oggi mettono a rischio una possibile scelta. La soluzione ideale è quella di congelare le scorie ad alta intensità li dove sono ora e creare un sito in ogni regione per quelle a bassa intensità. La politica deve incentivare questo dibattito'
Il rapporto tra il progetto Sogin e il sistema delle acque del territorio è stato spiegato da Menghini: 'Le scorie a bassa attività hanno un tempo di decadimento di 300 anni, quella ad alta attività di centinaia di migliaia di anni. Alto è il rischio di possibili sversamenti nel sottosuolo, così come i possibili rischi legati alle caratteristiche sismiche del territorio'.
Affidate al presidente Crucianelli le considerazioni finali: 'Continuiamo a mantenere alta la guardia e ribelliamoci a questo sopruso. Noi non ci faremo addomesticare ne tantomeno corrompere ideologicamente da chi intende approfittare di questa terra per i propri vantaggi. Rischieremo un impoverimento generale e l'immagine del nostro territorio ricco di storia e natura sarà irrimediabilmente distrutta'
