ANNO 16 n° 274
Foto precedente
''Non chiediamo vendetta
, ma giustizia''
Mazzoli e Minnucci (Pd) sull'omicidio stradale: ''Finalmente una legge europea''

(Mazzoli, Egidi e Minnnucci in conferenza stampa)

di Andrea Arena

VITERBO – ''Mio figlio è stato ucciso da una macchina, in pieno centro abitato, in pieno giorno. Era Pasquetta, a Tarquinia: l'auto andava oltre i limiti di velocità. Aveva 17 anni, mio figlio Luca''. A parlare è Anna, la mamma di una delle tremila vittime di incidenti stradali ogni anno in Italia. Un paese intero che se ne va, oltre ai 260mila feriti.

Una strage che la nuova legge sull'omicidio stradale, promessa dal Governo Renzi sin dal suo insediamento, approvata la scorsa settimana dal Senato e firmata dallo stesso presidente del Consiglio mercoledì scorso davanti ad alcuni famigliari delle vittime, può e deve contenere. Così la pensano Alessandro Mazzoli ed Emiliano Minnucci, i due parlamentari democratici che oggi nella sede del Pd ed introdotti dal segretario provinciale Andrea Egidi, questa legge l'hanno presentata.

''Una legge che viene dal basso, da una spinta popolare e non populista – sottolinea Minnucci, membro della commissione parlamentare sui Trasporti - e che ci porta sugli stessi livelli degli altri Paesi europei, anche se restiamo indietro nei controlli e nella prevenzione: su questo possiamo fare di più''.

E' il viterbese Mazzoli a spiegare il senso di questo provvedimento: ''C'è di mezzo la sofferenza di tante persone, e la dimensione di un fenomeno troppo grande, che dobbiamo imparare a non accettare più come scontato e fisiologico, ma provare a contrastare. E questo è un mezzo per farlo. La legge del resto è semplice, perché introduce due nuovi reati nel codice penale: l'omicidio stradale e le lesioni personali stradali, che prima invece erano associati ai rispettivi resti. Così è stata data specificità normativa e sopratutto delle pene. Che vengono sì inasprite anche in modo consistente, ma a secondo delle circostanze''.

Dunque, fino a 12 anni di carcere per l'omicidio stradale, ''quando prima neanche erano previsto di andare in prigione – dice Minnucci – e addirittura si consentiva di reiterare il reato anche in tempi relativamente ristretti''. E naturalmente si tengono conto di tutte le aggravanti che portavano ''a situazioni intollerabili. L'ubriachezza grave, la guida sotto effetto di stupefacenti, la velocità folle. Per questo c'è anche il ritiro della patente fino a 30 anni nei casi estremi, fino a 15 per quelli mediamente gravi – dice Minnucci – Sia chiaro che questa legge non risolve tutto, ed è ancora migliorabile, infatti stiamo già lavorando sull'ubriachezza del terzo millennio, la guida con lo smartphone. Ma non basta: bisogna lavorare sulla prevenzione, sulla formazione anche dei giovani, sullo stato della rete stradale, investendo di più''.

Per la cronaca al Senato questa legge è passata soltanto coi voti della maggioranza (ed è frutto ''del lavoro di un pacchetto di mischia di parlamentari''), con la destra che contestava anche il carcere. Come risposta, e come conclusione, valgono le parole della madre di cui sopra: ''Non si chiede vendetta, si chiede giustizia. Chi guida si deve prendere la responsabilità e non può essere dannoso per sé e soprattutto per gli altri''.




Facebook Twitter Rss