ANNO 16 n° 272
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Non ce la Beviamo chiede una proposta seria
Celletti: “La gestione del servizio idrico dovrebbe essere pubblico e non responsabilità di una società di diritto privato”

VITERBO - Il comitato Non ce la Beviamo si è riunito stamane per una conferenza stampa in vista della riunione dei sindaci dell’ Ato. In programma, oltre all’aumento delle tariffe dell’acqua, c’erano la discussione in meritoa alle notizie uscite sull’indagine che sta conducendo la procura della corte dei conti.

“Noi da anni – Parla Paola Celletti - denunciamo il fatto che andrebbe applicata la volontà dei cittadini, cioè quella di avere una gestione pubblica dell’acqua e quindi di non dare questa a società di diritto privato. Anche qualche consigliere comunale, si sta chiedendo se non sia il caso di cambiare qualcosa a proposito. Abbiamo sentito parlare di concordato e di procedure fallimentari, ma questo non sono richieste o proposte comunali che a nostro giudizio non sono delle proposte. Come verrà gestita l'acqua? Questa è la domanda politica a cui dovrebbero rispondere gli amministratori.

Noi chiediamo una proposta seria. – continua - Sono due le proposte che noi proponiamo ma che ancora non state attuate: la prima è quella di formalizzare l'iter d'inquinamento ambientale chiedendo l'intervento, con una richiesta ufficiale alla Regione Lazio e al Ministero dell’Ambiente, per i finanziamenti per la bonifica da arsenico. Questa è una cosa che non è mai stata fatta. I rappresentati dell’Ato hanno continuato a aumentare spese che non dovrebbero essere solo dei cittadini della Tuscia ma della fiscalità generale. L’altra cosa importante è quello che abbiamo già proposto ai sindaci della Tuscia, è l’applicazione delle delibere che sono state approvate nei loro consigli di amministrazione. In queste si chiede al primo punto di non aumentare ulteriormente le tariffe, al secondo punto è quello di non fare entra privati all’interno della gestione del servizio idrico, al terzo punto c’è la richiesta ufficiale alla Regione Lazio di applicare la legge 5 del 2014, situazione ancora non avvenuta.

A nostro giudizio – conclude - c’è una grande responsabilità del Presidente Zingaretti e della Regione Lazio, perché non solo non è stata sostenuto il territorio da un punto di vista di finanziamenti, dove esiste un problema ambientale, ma oltretutto c’è questa legge che ancora non è stata applicata che una volta definita, per applicarla basterebbe una delibera regionale che individui i bacini idrografici e che smonti il sistema del lato unico. “

Interviene poi l’avvocato Mezzetti :”Nessuno indica, nemmeno la regione, come abbattere e non prolungare il debito che si è formato. Non capisco come la procedura fallimentare possa risolvere il problema, perché è la classe dirigente che deve trovare una soluzione. La legge 5 è vigente la politica dovrebbe sforzarsi per attuarla.”

Francesco Lomabardi conclude la conferenza dicendo: “La situazione non è accettabile. Ci troviamo di fronte ad una azienda che opera dal 2007 producendo debiti, che si incontrano con la situazione economica territoriale in crisi. Ciò mette in luce che la società che dovrebbe gestire il lato territoriali a livello provinciale è inefficiente di per sé.

La legge 5, che noi riproponiamo è per un modello di gestione diverso che non produrrà più debiti.

La politica deve scegliere, noi abbiamo indicato una possibile situazione che sta all’interno della realtà, a causa di una società che fa acqua da tutte le parti.”




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