

di Fabio Tornatore

VITERBO - Ancora dati scorfortanti sul tasso di invecchiamento della popolazione della Tuscia: sempre più pesionati a carico di sempre meno lavoratori. Inoltre l'indice di natalità e quello di fertilità sono sempre più bassi, proiettando Viterbo verso un futuro sempre più incerto.
L'Indice di Dipendenza Strutturale è un indicatore demografico che misura il carico sociale ed economico della popolazione non attiva rispetto a quella in età lavorativa: secondo i dati Istat relativi all'anno 2025, sarebbero 41,8 i fuoriusciti dal lavoro a carico di 100 lavoratori, posizionando la provicia viterbese al secondo posto nel Lazio, dopo Rieti, con 44,2 per cento attivi, mentre la media regionale si attesta a 37 per cento, più bassa di quella nazionale, con 39 ponsionati a carico di cento lavoratori.
Indicatori di uno squilibrio generazionale che, unito all'invecchiamento della popolazione e allo spopolamento delle aree interne, possono portare, inoltre, anche un notevole carico per il servizio sanitario.
All'invecchiamento della popolazione, non sostituito evidentemente da lavoratori nella misura della fuoriuscita, si aggiunge anche il tasso di natalità negativo: Viterbo, con 4,8 figli ogni 1000 abitanti, è la provincia del Lazio con il tasso più basso. A livello regionale il tasso è di 5,5, mentre era di 8,4 nel 2015. Anche il tasso di mortalità è superiore alla media, 11,7 ogni 1000 abitanti, mentre nella regione laziale se ne contano 10,6.
La conseguenza di questi dati è un tasso di crescita naturale negativo, congiunto anche a un calo di immigrazione, che porta la provincia viterbese sull'orlo di un crinale assai sdrucciollevole: se nel 2015 il Lazio faceva registrare un tasso di -1,8 ogni 1000 abitanmti oggi conta -5 ogni 1000, mentre Viterbo si attesta a -6,9, insieme a Frosinone, preceduta solo da Rieti, con -7,5 ogni 1000 abitanti.